In carcere Davor Macura, un impero all’ombra di Vucic
Un banchiere nato dal nulla, ora accusato del furto di decine di miliardi di dinari
Vucic e Macura
Fino a poche settimane fa, chiunque pagasse una bolletta della luce a Belgrado, parcheggiasse l’auto nel centro della capitale o facesse la spesa al supermercato di quartiere, stava finanziando, più o meno consapevolmente, lo stesso uomo. Quel nome, sussurrato nei saloni del potere e gridato nelle pagine d’inchiesta dei giornali indipendenti della Serbia, è Davor Macura, fondatore di Alta Banka.
L’impero di carta
La sua storia è la sintesi del “sogno serbo”. La parabola folgorante di un ex gestore di sgabuzzini da cambiavalute. Un uomo trasformato, a tempo di record, nel banchiere privato di fiducia dello Stato.
Ma nella notte scorsa, l’illusione si è infranta grazie alle indagini contro i sigilli della Procura per la Criminalità Organizzata.
Per oltre trenta ore ininterrotte, gli agenti della direzione di polizia criminale hanno setacciato stanza per stanza la sede di Alta Banka. Fuori, i bancomat spenti;. Dentro, gli ispettori intenti a contare le riserve del caveau.
Alle prime luci dell’alba, per Macura e due suoi fedelissimi responsabili del tesoro si sono aperte le porte del carcere. L’accusa parla di abuso di ufficio, gestione contabile parallela e prelievi non autorizzati per decine di miliardi di dinari.
La parabola all’ombra di Vucic
Una storia da conoscere riavvolgendo il nastro. Negli ultimi anni, la benevolenza dell’esecutivo verso Macura aveva superato ogni ordinario favore di mercato. Le banche pubbliche tradizionali venivano messe in secondo piano. Ad Alta Banka venivano garantiti in esclusiva i flussi di cassa delle grandi aziende energetiche di Stato. E persino la concessione per installare gli sportelli automatici all’interno dei commissariati di polizia.
Con la liquidità garantita dal settore pubblico, il gruppo di Macura si è lanciato in acquisizioni aggressive. Prima l’acquisto a prezzo di saldo dei 30 ettari dell’ex fabbrica di trattori Imt a Nuova Belgrado, un’operazione immobiliare da centinaia di milioni. Poi, la clamorosa scalata alla catena dei supermercati Idea e Mercator, portando sotto il proprio controllo la spesa quotidiana di milioni di cittadini.
Ma dietro la facciata di patinata prosperità finanziaria, le crepe. L’inchiesta del settimanale Radar aveva mostrato il lato più oscuro del sistema. Prestiti multimilionari accordati da Alta Banka a società ombra collegate a figure gravitanti attorno al clan criminale di Vračar. Soldi usati per rilevare asset simbolici della capitale come il Palazzo Albanija.
La resa dei conti inaspettata, all’indomani del terremoto elettorale di fine ottobre. Venuto meno il mantello protettivo della politica, la Banca Centrale ha staccato la spina all’istituto nel giro di poche ore.
L’arresto di Davor Macura segna la fine di un’epoca. Il rapido sgretolamento di un impero finanziario nato all’ombra del potere e caduto non appena il vento politico ha cambiato direzione.
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