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Ambiente

L’onda record del ciclone Harry da 16,6 metri è la più grande osservata nel Mediterraneo

di Paolo Stefani -


Un’onda record alta 16,6 metri, mai osservata prima nel Mediterraneo: è il dato emerso dallo studio dedicato al ciclone Harry, che tra il 19 e il 22 gennaio ha attraversato il bacino mediterraneo provocando violente mareggiate sulle coste del Sud Italia, con conseguenze particolarmente pesanti in Sicilia. In alcune zone le onde hanno superato i dieci metri, dando vita a uno degli eventi meteo-marini più estremi mai documentati nella regione.

Ciclone Harry e onda record: la ricerca

La ricerca, realizzata con il contributo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), insieme a Cnr, Ispra e diversi atenei italiani e stranieri, ha ricostruito la portata della tempesta e i suoi effetti sulle coste. Il lavoro, dal titolo “Unprecedented storm impact in the Mediterranean revealed by models and seismic noise during Cyclone Harry”, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment, del gruppo Nature.

Per analizzare il fenomeno, gli studiosi hanno incrociato dati satellitari, misurazioni delle boe e dei mareografi, rilievi del territorio e dei fondali, sopralluoghi e simulazioni numeriche ad alta risoluzione. L’indagine ha coinvolto diverse discipline, dalla meteorologia all’oceanografia, dalla climatologia alla geomorfologia e alla sismologia.

  • Il ruolo delle reti sismiche

Tra gli elementi più interessanti emersi c’è il ruolo delle reti sismiche. Il movimento delle onde, attraverso l’interazione con le coste e i fondali, ha prodotto segnali rilevabili anche dagli strumenti normalmente impiegati per registrare i terremoti. Una traccia ulteriore che può aiutare a ricostruire e monitorare le future tempeste marine.

Il ciclone Harry aveva provocato danni estesi lungo i litorali di Sicilia, Calabria e Sardegna: lungomari e infrastrutture danneggiati, porti e stabilimenti balneari devastati, strade allagate e tratti di costa modificati dalla forza delle mareggiate.

Lo studio mette in evidenza un aspetto decisivo per comprendere l’impatto di questi fenomeni: non conta soltanto la violenza della tempesta, ma anche la conformazione del territorio. La morfologia delle coste e la profondità dei fondali possono infatti amplificare o attenuare la forza delle onde. È così che località vicine, sottoposte alle stesse condizioni meteorologiche, possono ritrovarsi con danni molto diversi.


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