Social e minori, l’app Ue: basterà a fermare gli algoritmi?
Se diventerà l'unico gate d'accesso legale, gli accessi "vietati" crolleranno drasticamente. Tuttavia, resta il tema dei dispositivi condivisi e della supervisione genitoriale nel momento del "log-in"
Un’app Ue per accertare l’età dei minori che accedono ai social. L’annuncio di Ursula von der Leyen sembra segnare il punto di non ritorno nello scontro tra Bruxelles e la Silicon Valley.
Dopo anni di “autocertificazioni” fittizie, dove bastava inserire una data di nascita falsa per accedere a contenuti sensibili, l’Europa vuole calare l’asso. Un software open source e anonimo che promette di blindare l’accesso ai minori senza trasformarsi in uno strumento di sorveglianza.
I tempi: quando la useremo?
L’app non è una promessa futura, ma un prodotto tecnicamente pronto. La fase di test, che ha coinvolto l’Italia insieme ad altri quattro Paesi (Francia, Grecia, Danimarca e Spagna), si è conclusa con successo. Entro l’estate 2026, la Commissione pubblicherà le linee guida armonizzate per l’adozione.
Nella seconda metà del 2026 gli Stati membri “avanguardisti” (Italia inclusa) inizieranno l’integrazione tecnica nei propri portafogli digitali nazionali (in Italia, l’evoluzione di IT Wallet all’interno dell’App IO).
C’è un obbligo per le Big Tech. Grazie al Digital Services Act, le piattaforme definite “Vlop” (come TikTok, Instagram e X) non avranno più scuse tecniche per non implementare sistemi di verifica certi.
Come funziona
A differenza dei sistemi di “face scanning” proposti da alcune aziende private, l’app europea si basa sulla Zero-Knowledge Proof (prova a conoscenza zero). Il sistema conferma alla piattaforma che l’utente ha, ad esempio, più di 16 anni, senza però trasmettere nome, cognome o data di nascita esatta. Il social sa che puoi entrare, ma non sa chi sei.
La domanda cruciale: servirà davvero?
La tecnologia risolve il problema dell’accesso, ma non quello dell’engagement.
L’efficacia del blocco. Se l’app diventerà l’unico gate d’accesso legale, il numero di bambini sotto i 13 anni sui social crollerà drasticamente. Tuttavia, resta il tema dei dispositivi condivisi e della supervisione genitoriale nel momento del “log-in”.
Il design che crea dipendenza.L’app verifica l’età, ma non modifica gli algoritmi. Come sottolineato dalla stessa von der Leyen, lo scrolling infinito e i video brevi sono progettati per catturare l’attenzione. La verifica dell’età protegge i bambini dall’entrare, ma non protegge gli adolescenti (legalmente ammessi) dalla natura “addictive” delle piattaforme.
Il paradosso della responsabilità. Spostare la verifica su un’app governativa toglie alle Big Tech l’alibi della “difficoltà tecnica”, ma non le esenta dal dovere di rendere i propri ambienti sicuri per chi ha l’età per frequentarli.
Insomma, l’app è l’idraulico che ripara una falla nel sistema. Ma l’educazione digitale e la riforma degli algoritmi restano l’unica vera cura per la salute mentale dei giovani europei.
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