L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Soldato francese ucciso in un attacco in Libano, vacilla la tregua?

Macron punta il dito contro Hezbollah e sente Beirut: "Garantire la sicurezza dei soldati". I miliziani non trattano con Israele

di Martino Tursi -


Un attacco in Libano, una vera e propria imboscata stando alle primissime ricostruzioni, è costato la vita a un militare francese della missione Unifil e potrebbe mettere a durissima prova il cessate il fuoco in Medio Oriente. Anche perché è arrivata una presa di posizione di Hezbollah sui colloqui con Israele. Che, agli sciiti libanesi, evidentemente interessano poco dal momento che si sono detti disinteressati alle trattative già convinti che ogni sforzo in tal senso si rivelerà un fallimento.

Attacco in Libano a Unifil, tregua a rischio?

Emmanuel Macron ha avuto il compito di riferire alla nazione, e al mondo, ciò che è accaduto in Libano. Stando a quanto risulta a Le Figaro, che cita fonti istituzionali, un gruppo di soldati francesi impegnati nella missione Unifil sarebbe rimasto coinvolto in un’imboscata. Un militare è stato ucciso, tre sono rimasti feriti. Per Macron ci sono pochi dubbi. L’Eliseo è convinto che ci sia la mano di Hezbollah dietro l’attacco che ora fa tremare il cessate il fuoco in Libano.

Macron chiede sicurezza per i soldati

Il presidente francese, dopo l’attacco, ha chiesto alle autorità del Libano di garantire la sicurezza dei militari coinvolti nell’operazione Unifil. Emmanuel Macron ha sentito il presidente libanese Joseph Aoun. A cui ha chiesto impegno per “garantire la sicurezza dei soldati della missione dell’Onu in Libano”. E quindi ha esortato il governo locale a “a fare piena luce e a identificare e perseguire senza indugio i responsabili dell’inaccettabile attacco contro i caschi blu francesi”. E di farlo senza lesinare alcun “atto ogni sforzo per garantire la sicurezza dei soldati dell’Unifil che non devono in nessun caso essere presi di mira”.

Hezbollah non parla con Israele

Intanto Hezbollah ha fatto sapere di non avere la minima intenzione di sedersi a un tavolo con Israele. Secondo il dirigente Mahmud Qamati, l’organizzazione “non è interessato ai negoziati condotti dallo Stato”, definendoli “deboli, con atteggiamento remissivo e destinati al fallimento”. E ancora: “La resistenza è quella che impone. Noi siamo la terra e siamo noi a dettare le decisioni, non chi ha uno status ufficiale”. Coordinarsi con il governo è possibile ma la resa non è contemplata.


Torna alle notizie in home