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“Solo il libro di testo può salvare il cervello degli studenti”

Un'indagine Aie, l'allarme degli insegnanti

di Giorgio Brescia -


Libro di testo: sì o no? Mentre le aule si popolano di software di Ai e dispositivi digitali, la scuola italiana sembra trovarsi di fronte a un interrogativo drammatico.

La scuola italiana e l’Ai

Più aumenta la tecnologia, più cala la capacità di apprendimento. Non è un’opinione isolata, ma il grido d’allarme che emerge da una indagine sul valore del libro di testo promossa dall’Associazione Italiana Editori. Dalle risposte di 3.399 docenti di ogni ordine e grado, una realtà inquietante: due insegnanti su tre (il 67%) denunciano un peggioramento netto nei tempi e nei modi dell’apprendimento degli studenti negli ultimi cinque anni.

Un declino cognitivo

Ha radici precise identificate dagli esperti e dai docenti stessi. Tra le cause principali, la riduzione del tempo dedicato allo studio individuale, segnalata dal 72% dei docenti, la crescente difficoltà nell’affrontare testi complessi e processi argomentativi articolati (58%), l’uso improprio dell’Ai per svolgere i compiti a casa, indicato dal 36% del campione.

I dati Invalsi 2025 confermano questa tendenza, evidenziando una persistente difficoltà nel recuperare i livelli pre-pandemici in Italiano e Matematica, nonostante i timidi segnali di ripresa in alcune aree. Il rischio è una “frammentazione cognitiva” alimentata da un digitale non governato.

Non è un caso che Paesi come la Svezia e la Finlandia, pionieri della digitalizzazione selvaggia, abbiano deciso una clamorosa inversione di rotta, stanziando fondi massicci per riportare la carta e la scrittura manuale al centro della didattica.

L’allarme Aie

Il libro fisico viene oggi riscoperto come uno strumento che obbliga alla “capacità di sostare”, di approfondire e di rielaborare, funzioni che il digitale rapido rischia di atrofizzare. In questo scenario, il libro di testo non è più percepito come un relitto del passato, ma come il “cuore dei processi di apprendimento scolastici”.

Giorgio Riva di Aie, lo definisce un “bene essenziale del Paese”, un’infrastruttura critica per proteggere il pensiero critico delle nuove generazioni.

Oltre la carta, la sfida della metodologia

La “resistenza” del libro di testo, una questione di sopravvivenza cognitiva. Il 99% dei docenti continua a usare il libro in aula perché offre quell’architettura logica che l’Ai non sa garantire. Il futuro della scuola italiana non si giocherà sulla velocità della connessione, ma sulla capacità di difendere spazi di attenzione profonda. L’unico vero argine a studenti diventati consumatori passivi di informazioni pre-masticate.


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