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Quanto vale lo sport italiano? La partita è anche fuori dal campo

di Laura Tecce -


Quanto vale una vittoria quando la gara è finita? Che lo sport sia ormai industria, economia, occupazione e promozione internazionale non è più una tesi da dimostrare. È un dato. E la terza Giornata dello Sport Italiano nel Mondo, che si è svolta il 14 settembre scorso alla Farnesina, ne è stata una fotografia piuttosto chiara.

Non soltanto campioni e competizioni, dunque, ma imprese, tecnologia, turismo, innovazione e grandi eventi. Un sistema che produce valore e che sempre più viene utilizzato anche come strumento di diplomazia e di promozione del Made in Italy. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha nominato i nuovi Ambasciatori della Diplomazia dello Sport, affiancando ai grandi campioni anche Luna Rossa e la Nazionale femminile paralimpica di sitting volley.

Non semplici testimonial, ma protagonisti di un racconto dell’Italia che passa attraverso le sue competenze e le sue eccellenze: accanto ai campioni c’erano imprese e territori, tutti pezzi di una filiera che l’Italia può portare sui mercati internazionali insieme al proprio patrimonio di competenze. E poi c’è l’America’s Cup, che nel 2027 porterà a Napoli uno degli appuntamenti più importanti dello sport internazionale.

La regata sarà naturalmente il centro della scena, ma attorno ci sarà tutto ciò che rende lo sport una filiera: imprese, professionisti, tecnologia, nautica, turismo e organizzazione. Una vetrina per Napoli, certo, ma anche per un pezzo del sistema produttivo italiano. Lo stesso ragionamento vale per la scelta di portare le Next Gen ATP Finals a Reggio Calabria.

Una filiera sportiva da 32 miliardi che resta dietro le quinte

Dopo Taranto e Napoli, anche il tennis internazionale guarda al Mezzogiorno: lo sport diventa così anche uno strumento per distribuire opportunità e visibilità oltre i tradizionali centri di attrazione. È questa la parte meno raccontata dello sport: vediamo l’atleta, il podio, il trofeo; molto meno tutto ciò che sta dietro. Eppure è proprio lì che si trova una parte importante del suo valore economico e internazionale. Il Made in Italy non è solo moda, automobili, cibo o design.

C’è un’Italia che costruisce imbarcazioni, sviluppa tecnologie, organizza eventi, forma professionisti e compete sui mercati attraverso lo sport. I numeri danno la misura del fenomeno: la filiera sportiva genera circa 32 miliardi di euro di valore aggiunto, quasi l’1,5% del Pil, occupa oltre 420 mila persone e registra più di 4,7 miliardi di euro di export. Cifre che raccontano un settore economico a tutti gli effetti, ancora troppo spesso osservato solo dalla parte del campo di gioco.

La partita, insomma, non finisce quando si spegne il cronometro. Ed è un cambio di prospettiva importante: l’Italia i campioni li ha, ma ha anche imprese, competenze e creatività. La sfida è metterle nella stessa squadra.

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