L’Iran ha convocato l’ambasciatrice italiana, Paola Amadei, presso il ministero degli Esteri di Teheran dopo quelle che le autorità hanno definito “dichiarazioni irresponsabili del ministro degli Esteri italiano” relative ai Guardiani della Rivoluzione. A riferirlo è stato il sito Iran International.
Le parole di Tajani che hanno provocato la reazione dell’Iran
La mossa segue l’annuncio del titolare della Farnesina, Antonio Tajani, che in un’intervista ha anticipato che presenterà una proposta per inserire i pasdaran nella lista Ue delle “organizzazioni terroristiche”. Secondo i media iraniani, il direttore generale per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri iraniano ha prospettato conseguenze dannose per un provvedimento di questo tipo, invitando il governo italiano a rivedere il suo approccio.
Il figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi, ha “accolto favorevolmente la posizione del governo italiano” e ringraziato Tajani “per averla portata a Bruxelles”. “È tempo di agire con decisione a sostegno del coraggioso popolo iraniano che lotta per liberare il mondo dal terrore della Repubblica islamica”, ha aggiunto su X.
La posizione dell’ambasciata iraniana
“La Repubblica Islamica dell’Iran mette in guardia rispetto alle conseguenze distruttive di qualsiasi decisione errata presa contro l’Iran nella riunione del 29 gennaio del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea. È evidente che la Repubblica Islamica dell’Iran si riserva il proprio diritto legittimo di agire”, ha avvertito l’ambasciata iraniana a Roma.
La conta delle vittime
Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), sarebbero quasi 6mila le persone uccise nel corso delle proteste, di cui 5.633 manifestanti, mentre ulteriori 17mila morti segnalate sono ancora in fase di verifica. L’associazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, ha fatto sapere che il bilancio potrebbe superare 25mila vittime. Le autorità iraniane, invece, sostengono che il conteggio sia stato di oltre 3.100 morti, ma la maggior parte riguarderebbe personale di sicurezza o civili colpiti dai rivoltosi.
I preparativi degli Usa
Il presidente Donald Trump ha ricevuto una serie di rapporti dell’intelligence americana secondo cui il governo iraniano si troverebbe nella fase di maggiore debolezza dalla rivoluzione del 1979. Le informazioni indicano che le manifestazioni tra fine dicembre e gennaio, anche in regioni considerate roccaforti della Guida Suprema Ali Khamenei, hanno destabilizzato l’apparato politico e aggravato le difficoltà economiche del Paese. Nelle scorse settimane, Trump aveva minacciato un possibile intervento militare contro l’Iran in risposta alle violenze, ma consiglieri ed esperti erano divisi sulla reale utilità di raid mirati contro elementi del governo.
“Loro vogliono fare un accordo. Lo so. Hanno chiamato in numerose occasioni. Vogliono parlare”, ha detto il tycoon in un’intervista ad Axios. Parole che contrastano con l’invio di una “grande armata” statunitense nella regione, con in testa la portaerei Uss Abraham Lincoln. La situazione è in evoluzione.
Teheran è pronta a resistere
La diplomazia lavora sul filo di un fragile equilibrio, nel tentativo di scongiurare un nuovo conflitto. Stando a delle fonti di intelligence regionali e occidentali, la Repubblica islamica ha rafforzato in modo significativo la propria presenza militare lungo la costa meridionale, in particolare nella provincia di Hormozgan, attorno al porto di Bandar Abbas, sull’isola di Qeshm e all’ingresso orientale del Golfo dell’Oman.
Sono stati dispiegati reparti dei Guardiani della Rivoluzione e delle milizie Basij, sistemi di difesa aerea, missili balistici, droni e sottomarini. L’obiettivo dichiarato è quello di impedire qualsiasi operazione anfibia statunitense e mantenere la capacità di colpire le forze navali nemiche nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
La difesa aerea costituisce uno dei punti di forza della strategia iraniana. Sulle isole di Qeshm e Abu Musa sono stati installati sistemi a corto e medio raggio, mentre a Bandar Abbas sono stati schierati il Bavar-373 di produzione nazionale e l’S-300 di provenienza russa.