Tlc, i piccoli operatori salgono al 9,8% del broadband

Roma, 9 Set. – Il mercato italiano delle telecomunicazioni si ristruttura su due binari opposti. Secondo l’Osservatorio sulle Comunicazioni AGCOM n. 2/2026, con dati aggiornati a marzo 2026, i grandi operatori arretrano sul fisso: TIM resta prima negli accessi broadband e ultrabroadband con il 32,6%, in calo di 1,4 punti su base annua, Fastweb+Vodafone si attesta al 28,7% con una flessione di un punto, Wind Tre è stabile al 14,7%. Il segmento definito "Altri" nelle rilevazioni dell’Autorità ha invece raggiunto circa il 9,8% delle linee broadband a dicembre 2025, in crescita di 1,3 punti annui dopo il 9,4% di settembre. Il comparto delle comunicazioni elettroniche vale complessivamente 29,53 miliardi di euro e conta circa 19,37 milioni di linee broadband e ultrabroadband.
L’aggregazione Fastweb+Vodafone ha creato un secondo polo infrastrutturale di scala paragonabile a TIM, mentre cresce la quota degli operatori specializzati. Le linee FTTH salgono del 19,6% su base annua, la copertura raggiunge il 77,6% delle famiglie secondo la Relazione annuale AGCOM 2026 e gli investimenti sulla rete fissa arrivano a 6,24 miliardi, in aumento del 10,3%. La transizione al full fiber sposta il terreno competitivo: con la copertura in avvicinamento alla saturazione, la contendibilità si concentra sulla base clienti esistente più che sui nuovi allacci.
È il contesto in cui operano i provider di dimensioni contenute, che nel mercato residenziale si confrontano con una dinamica di migrazione continua tra operatori alimentata dalle promozioni di acquisizione. Tra questi Ehiweb, web company bolognese attiva su fibra, VoIP e mobile, che ha costruito il proprio posizionamento sulla permanenza della clientela anziché sulla competizione di prezzo. "In Italia ci sono decine di migliaia di utenti che cambiano provider tutti i mesi", afferma Luigi De Luca, co-founder della società, secondo cui i grandi operatori "lavorano molto su quel genere di intercettazione del target". Una dinamica che, sostiene, "spesso ti costringe a proporti solo per un prezzo basso e non per il servizio di valore che offri".
Nata nel 2000 dalla rivendita di domini e spazi hosting e strutturata in Srl nel 2004, la società opera oggi anche su centralini virtuali e invio massivo di SMS, questi ultimi utilizzati per il marketing, dalla grande distribuzione e per le procedure di autenticazione a due fattori. La scelta dichiarata è di non rincorrere i volumi: "Noi non dobbiamo lavorare su milioni di utenti. Noi dobbiamo lavorare su quelli giusti, su quelli commisurati al nostro passo", sostiene De Luca, che indica nell’ingegneria di rete e nelle politiche di gestione della banda il fattore tecnico determinante, con incrementi progressivi di capacità in funzione della crescita della base clienti anziché saturazione delle connessioni condivise.
Il posizionamento si riflette sul pricing, che il manager riconosce come non aggressivo: "Non avendo certe offerte sottocosto, inizialmente possiamo essere percepiti come un po’ più cari rispetto agli altri", precisa. È una scelta che colloca l’operatore fuori dal segmento delle promozioni di ingresso, storicamente il principale strumento competitivo del comparto sul mercato residenziale, dove la pressione sui prezzi ha portato l’Italia tra i Paesi europei con le tariffe più basse.
La struttura organizzativa conta venti dipendenti a tempo indeterminato, con assistenza clienti gestita internamente in Italia. "Abbiamo messo 20 persone dentro Bologna", afferma il manager. È un modello a più alta intensità di personale rispetto a quello degli operatori di scala, che gestiscono il servizio clienti su volumi molto maggiori e con quote crescenti di automazione, e che sui piccoli provider si traduce in un’incidenza del costo del lavoro per utente servito strutturalmente superiore.
Il vincolo resta la scala. La società indica ricavi nell’ordine dei cinque milioni di euro, una frazione minima di un mercato da quasi trenta miliardi: un ordine di grandezza che colloca l’operatore in un segmento dove i costi di accesso all’ingrosso alla rete e gli investimenti richiesti dalla transizione al full fiber incidono sui margini senza poter essere ammortizzati su basi clienti di milioni di utenti, come avviene per i grandi gruppi. La tenuta del modello dipenderà dalla capacità del segmento specializzato di difendere il differenziale di prezzo in una fase in cui la concorrenza si sposta dai nuovi allacci alla base esistente, terreno su cui la leva della permanenza viene messa alla prova proprio dagli operatori di maggiori dimensioni.
Roma, 9 Set. – Il mercato italiano delle telecomunicazioni si ristruttura su due binari opposti. Secondo l’Osservatorio sulle Comunicazioni AGCOM n. 2/2026, con dati aggiornati a marzo 2026, i grandi operatori arretrano sul fisso: TIM resta prima negli accessi broadband e ultrabroadband con il 32,6%, in calo di 1,4 punti su base annua, Fastweb+Vodafone si attesta al 28,7% con una flessione di un punto, Wind Tre è stabile al 14,7%. Il segmento definito “Altri” nelle rilevazioni dell’Autorità ha invece raggiunto circa il 9,8% delle linee broadband a dicembre 2025, in crescita di 1,3 punti annui dopo il 9,4% di settembre. Il comparto delle comunicazioni elettroniche vale complessivamente 29,53 miliardi di euro e conta circa 19,37 milioni di linee broadband e ultrabroadband.
L’aggregazione Fastweb+Vodafone ha creato un secondo polo infrastrutturale di scala paragonabile a TIM, mentre cresce la quota degli operatori specializzati. Le linee FTTH salgono del 19,6% su base annua, la copertura raggiunge il 77,6% delle famiglie secondo la Relazione annuale AGCOM 2026 e gli investimenti sulla rete fissa arrivano a 6,24 miliardi, in aumento del 10,3%. La transizione al full fiber sposta il terreno competitivo: con la copertura in avvicinamento alla saturazione, la contendibilità si concentra sulla base clienti esistente più che sui nuovi allacci.
È il contesto in cui operano i provider di dimensioni contenute, che nel mercato residenziale si confrontano con una dinamica di migrazione continua tra operatori alimentata dalle promozioni di acquisizione. Tra questi Ehiweb, web company bolognese attiva su fibra, VoIP e mobile, che ha costruito il proprio posizionamento sulla permanenza della clientela anziché sulla competizione di prezzo. “In Italia ci sono decine di migliaia di utenti che cambiano provider tutti i mesi”, afferma Luigi De Luca, co-founder della società, secondo cui i grandi operatori “lavorano molto su quel genere di intercettazione del target”. Una dinamica che, sostiene, “spesso ti costringe a proporti solo per un prezzo basso e non per il servizio di valore che offri”.
Nata nel 2000 dalla rivendita di domini e spazi hosting e strutturata in Srl nel 2004, la società opera oggi anche su centralini virtuali e invio massivo di SMS, questi ultimi utilizzati per il marketing, dalla grande distribuzione e per le procedure di autenticazione a due fattori. La scelta dichiarata è di non rincorrere i volumi: “Noi non dobbiamo lavorare su milioni di utenti. Noi dobbiamo lavorare su quelli giusti, su quelli commisurati al nostro passo”, sostiene De Luca, che indica nell’ingegneria di rete e nelle politiche di gestione della banda il fattore tecnico determinante, con incrementi progressivi di capacità in funzione della crescita della base clienti anziché saturazione delle connessioni condivise.
Il posizionamento si riflette sul pricing, che il manager riconosce come non aggressivo: “Non avendo certe offerte sottocosto, inizialmente possiamo essere percepiti come un po’ più cari rispetto agli altri”, precisa. È una scelta che colloca l’operatore fuori dal segmento delle promozioni di ingresso, storicamente il principale strumento competitivo del comparto sul mercato residenziale, dove la pressione sui prezzi ha portato l’Italia tra i Paesi europei con le tariffe più basse.
La struttura organizzativa conta venti dipendenti a tempo indeterminato, con assistenza clienti gestita internamente in Italia. “Abbiamo messo 20 persone dentro Bologna”, afferma il manager. È un modello a più alta intensità di personale rispetto a quello degli operatori di scala, che gestiscono il servizio clienti su volumi molto maggiori e con quote crescenti di automazione, e che sui piccoli provider si traduce in un’incidenza del costo del lavoro per utente servito strutturalmente superiore.
Il vincolo resta la scala. La società indica ricavi nell’ordine dei cinque milioni di euro, una frazione minima di un mercato da quasi trenta miliardi: un ordine di grandezza che colloca l’operatore in un segmento dove i costi di accesso all’ingrosso alla rete e gli investimenti richiesti dalla transizione al full fiber incidono sui margini senza poter essere ammortizzati su basi clienti di milioni di utenti, come avviene per i grandi gruppi. La tenuta del modello dipenderà dalla capacità del segmento specializzato di difendere il differenziale di prezzo in una fase in cui la concorrenza si sposta dai nuovi allacci alla base esistente, terreno su cui la leva della permanenza viene messa alla prova proprio dagli operatori di maggiori dimensioni.
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