Il Tycoon in aula per assistere al caso Trump versus Barbara
“Siamo l’unico Paese al mondo abbastanza stupido da consentire la cittadinanza birthright”
Donald Trump ha segnato un nuovo precedente storico diventando il primo Presidente in carica degli Stati Uniti a presenziare fisicamente alla discussione orale presso la Corte Suprema per la causa Trump versus Barbara. Si tratta del dibattimento sulla legittimità del suo ordine esecutivo volto a eliminare la cittadinanza automatica per nascita (ius soli) per i figli di immigrati irregolari o con visto temporaneo.
Il Presidente, accompagnato dal procuratore generale Pam Bondi, ha ascoltato il suo Solicitor John Sauer sostenere la sua posizione per ridefinire la regolamentazione della cittadinanza americana. Ed è rimasto in aula per circa novanta minuti, seduto nella prima galleria riservata al pubblico.
Ha deciso invece di andarsene quando l’avvocato dell’ACLU (American Civil Liberties Union), Cecilia Wang, ha iniziato ad esporre le sue argomentazioni sull’illegalità dell’ordine esecutivo di Trump.
Telecamere e fotografi non sono ammessi in aula, l’audio dell’udienza viene invece trasmesso in diretta, ma solo gli avvocati del caso e i giudici possono parlare.
Alla fine della sezione il Presidente, una volta tornato nella Casa Bianca, ha scritto su Truth Social: “Siamo l’unico Paese al mondo abbastanza stupido da consentire la cittadinanza birthright”.
I giudici infatti sono chiamati a valutare la legalità dell’ordine del Presidente in base alla clausola di cittadinanza del Quattordicesimo Emendamento.
Ratificato nel 1868 durante la Ricostruzione, la disposizione costituzionale afferma: “Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla sua giurisdizione, sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono.”
Afferma inoltre che: “nessuno Stato potrà emanare o far rispettare alcuna legge che limiti i privilegi e le immunità dei cittadini degli Stati Uniti; né uno Stato potrà privare una persona della vita, della libertà o della proprietà senza un giusto processo legale; né potrà negare a nessuno all’interno della sua giurisdizione la pari protezione dalle leggi”.
All’epoca tale postilla serviva alla concessione della cittadinanza a persone ex schiavizzate nate in America dopo la decisione della Corte Suprema, nel caso Dred Scott versus Sandford, secondo la quale la Costituzione non concedeva la cittadinanza ai discendenti di provenienza africana.
L’ordine esecutivo sulla cittadinanza e la posizione della Corte Suprema
L’ordine firmato dal Tycoon il primo giorno in cui è tornato in carica come Presidente, afferma che la clausola non ha mai inteso estendere la cittadinanza a tutti coloro che sono nati negli Stati Uniti e ha sempre escluso quelle persone che, se pur nate in America, non sono soggette alla sua giurisdizione.
Per esempio i bambini figli di diplomatici stranieri non ottengono la cittadinanza. Ciò per il principio di immunità diplomatica secondo cui alcuni funzionari governativi stranieri non sono soggetti alla giurisdizione dei tribunali e alle altre autorità dei Paesi dove sono ospitati.
Questi discendenti possono però essere considerati residenti legali permanenti se lo desiderano. Il relativo processo di registrazione è possibile solo se entrambi i genitori sono rappresentanti di Stati stranieri al momento della nascita.
Il Capo della Giustizia, John Roberts, ha lasciato intendere però che la clausola sulla cittadinanza non può essere modificata senza un processo legislativo o una revisione formale della Costituzione.
In parole povere non basta la sola volontà del Presidente americano.
La decisione della Corte è comunque prevista entro la fine di giugno e riguarderà milioni di persone, compresi cittadini americani.
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