L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Il processo che può fare giustizia sul pericolo Meta

di Adolfo Spezzaferro -


Il testimone chiave di quello che è il processo più importante del momento, è Arturo Bejar, ex dirigente di Meta, che ha scoperto che la figlia 14enne subiva molestie e riceveva immagini oscene su Instagram. E ha cercato di avvertire i suoi superiori sui pericoli dei social.

Nel processo civile avviato da 29 Stati americani contro Meta – casa madre di Facebook, Instagram e WhatsApp – Bejar ha denunciato le carenze nella tutela dei minori e la scarsa attenzione della big tech alla sicurezza. Secondo dati interni del 2021, il 19% dei ragazzi tra 13 e 15 anni era stato esposto a nudità, il 12,8% a violenza e il 10,8% a molestie online nell’arco di una sola settimana.

L’accusa sostiene che l’azienda di Mark Zuckerberg (che potrebbe perdere fino a 1,4 trilioni di dollari) abbia ingannato il pubblico, privilegiato profitti e permanenza degli adolescenti sui social e consentito l’accesso anche a minori di 13 anni.

Una serie di email interne infatti sottolineano l’importanza dell’acquisizione e della fidelizzazione dei giovanissimi. Meta non è un prodotto da usare, è lei che utilizza noi – parola di Bejar. Speriamo che Zuckerberg perda.

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