Quando la Casa Bianca, da Trump a Obama, mostra di non sopportare la stampa
Dai divieti plateali di Trump alle furie private di Obama, fino agli scivoloni di Biden: tre presidenti, un'unica allergia
La notizia ha fatto il giro del mondo. Donald Trump ha negato l’accesso alla Casa Bianca ai giornalisti di Cnn, Politico e Ms Now, accusandoli di diffondere “fake news” e revocando i loro accrediti. Una decisione che ha costretto un giudice federale della Columbia a intervenire, ripristinando temporaneamente i pass per 14 giorni in attesa di un esame nel merito.
Non è un episodio isolato. Da quando è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, il tycoon ha moltiplicato gli attacchi verbali contro la stampa, contestando domande, orientamenti editoriali, persino l’accento dei cronisti. Il repertorio è noto. Dal “Quiet, quiet, piggy!” rivolto alla giornalista di Bloomberg che chiedeva degli Epstein Files, al rifiuto di rispondere a un reporter indiano perché “non capisco una parola del tuo inglese”, fino alle croniste bollate come “stupide” o “brutte”.
Secondo la International Women’s Media Foundation, solo nel 2025 le giornaliste hanno denunciato 27 attacchi verbali da parte del presidente, 15 contro colleghe afroamericane, latinoamericane o asiatiche. Una strategia muscolare, brutale, che punta a intimidire e delegittimare.
Obama, il modello che non amava le domande scomode
Eppure, la rozzezza trumpiana non deve far dimenticare che anche Barack Obama, celebrato in Europa come campione di eleganza istituzionale, ebbe un rapporto problematico con la stampa. Il Comitato per la protezione dei giornalisti lo accusò di aver ostacolato l’accesso a documenti e informazioni post-11 Settembre, arrivando a perseguire penalmente chi aveva ottenuto materiale classificato.
A raccontare il lato nascosto dell’ex presidente è stata Ann Compton, storica inviata dell’Abc alla presidenza. Obama, ha detto, “andava su tutte le furie” e si lasciava andare a “volgarità” quando riteneva che certe domande, soprattutto sulla politica estera in Iraq, Siria e Afghanistan, non meritassero risposta. Episodi avvenuti a microfoni spenti, lontano dalla narrazione del leader impeccabile. Due stili opposti, certo. Ma l’identico nervo scoperto dell’insofferenza verso il giornalismo che non si limita a registrare la versione ufficiale.
Biden e gli scivoloni: tra microfoni aperti e accuse infondate
Neppure Joe Biden è rimasto immune. In una conferenza stampa, credendo il microfono spento, insultò un cronista che gli chiedeva dell’inflazione, definendolo “brutto figlio di…”. Un episodio registrato e ancora disponibile sulle testate americane.
Più di recente, dopo il bando imposto da Trump a Cnn, Politico e Ms Now, sui social sono circolate accuse secondo cui Biden avrebbe fatto “molto peggio”, revocando il pass a 400 reporter. The Independent ha chiarito che si tratta di una distorsione. Nel 2023 l’ufficio stampa della Casa Bianca aggiornò i criteri degli “Hard Pass”, chiedendo ai possessori di registrarsi nuovamente per ragioni di sicurezza. Nessuna epurazione, nessuna lista nera. Solo una procedura amministrativa.
L’ipocrisia occidentale. Moralisti all’estero, insofferenti in casa
La sequenza è istruttiva. L’Occidente ama denunciare le autocrazie, le “veline di regime”, la propaganda dei governi autoritari. Rivendica la superiorità dei propri valori democratici e la sacralità della libertà di stampa. Ma quando il potere occidentale si trova davanti a domande scomode, la reazione è spesso la stessa, se non peggiore, con irritazione, chiusura, tentativi di controllo.
Trump lo fa con la clava, Obama con il guanto di velluto, Biden con scivoloni e nervosismi. Cambiano i toni, non la sostanza. L’idea che il giornalismo debba essere un cane da guardia e non un cane da compagnia continua a essere mal digerita.
E così, mentre si condannano le censure altrui, si coltiva il sogno più domestico di un’informazione “responsabile”, prevedibile, possibilmente docile. Una contraddizione che racconta molto dell’ipocrisia di una parte del potere politico occidentale e dei suoi cantori a gettone.
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