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La scuola è diventata una trincea contro la violenza

L'episodio di Lamezia Terme, con un quattordicenne fermato dai carabinieri all'Istituto Nicotera-Costabile prima di impugnare la lama contro la sua docente di italiano, è la fotocopia raggelante di quanto accaduto a Centocelle giorni fa

di Angelo Vitale -


La scuola italiana si conferma un fronte caldo per il contrasto alla violenza. Non più per il vecchio bullismo da cortile, ma per i coltelli da sub nascosti nello scarico dei bagni prima del suono della campanella, le tute tattiche e le dirette streaming sulle chat criptate.

La violenza nelle scuole

L’episodio di Lamezia Terme, con un quattordicenne fermato dai carabinieri all’Istituto Nicotera-Costabile prima di impugnare la lama contro la sua docente di italiano, è la fotocopia raggelante di quanto accaduto a Centocelle giorni fa. Stessa età, stesso luogo di occultamento dell’arma, medesimo pretesto e, soprattutto, identica regia virtuale su Telegram ad accompagnare il piano.

Di fronte a un’escalation che trasforma le aule in teatri d’azione, la risposta delle istituzioni ha assunto i tratti dell’emergenza per inseguire i fatti. La direttiva congiunta firmata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva varato una svolta senza precedenti. Controlli con i metal detector e perquisizioni affidate direttamente alle forze dell’ordine negli istituti a rischio.

I numeri ufficiali forniti dal ministero misurano la dimensione del problema

In soli quattro dei mesi scorsi oltre 2.800 interventi in 276 scuole italiane, portando al sequestro di un arsenale invisibile fatto di coltelli, tirapugni e pistole ad aria compressa. L’opposizione parlava di “militarizzazione della didattica”, il ministro Valditara rivendicava con fermezza la linea dura: «La sicurezza è la condizione primaria per la vera libertà.

Quale sarebbe l’alternativa? Vogliamo forse tutelare il diritto di portare armi in classe?». Un piano d’intervento del governo che non si ferma alle perquisizioni ai varchi, comprendendo la riforma del voto in condotta, con l’obbligo di svolgere attività di cittadinanza solidale e lavori socialmente utili presso strutture convenzionate per tutti gli studenti sospesi per atti di violenza. Eppure, tra le cattedre trasformate in bersagli e i corridoi sorvegliati, resta la sensazione che la barriera fisica non basti più.

Se il metal detector riesce a intercettare la lama sulla soglia dell’istituto, l’innesco ideologico continua a viaggiare indisturbato dentro le tasche dei ragazzi. La vera sfida istituzionale si sposta ora sulla regolamentazione dell’accesso digitale, con le proposte per il blocco dei social e di Telegram sotto i 15 anni e l’intervento della polizia postale per oscurare le comunità nichiliste online. Finora, una scuola lasciata sola a fare da scudo umano. Ma la battaglia per salvare questi giovanissimi si combatte pure fuori dalle aule.

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