Ecco come la Cina ci sta invadendo di auto ibride
A fine 2024 le auto ibride cinesi importate in Europa erano appena 3.800 unità, a metà 2026 la quota è schizzata a 50mila veicoli
La scappatoia dei dazi europei: ecco come le auto ibride cinesi stanno conquistando il nostro continente.
Il trucchetto della Cina
La Commissione Europea ha introdotto dazi fino al 45% sulle automobili elettriche pure prodotte in Cina. L’intento dichiarato era difendere l’industria automobilistica continentale dalla concorrenza a basso costo sostenuta da Pechino.
La misura protezionistica ha però lasciato scoperta una vistosa crepa normativa. Le tariffe aggiuntive colpiscono soltanto i veicoli al 100% elettrici. E lasciano inalterato al 10% il dazio sulle vetture con motorizzazione ibrida.
I colossi dell’automotive asiatico non hanno perso tempo. Hanno subito convertito con estrema flessibilità le loro strategie di esportazione verso l’Europa. Così, puntando con forza sui modelli ibridi e ibridi plug-in.
I numeri del mercato
I dati scattano una fotografia inequivocabile. Se a fine 2024 le auto ibride cinesi importate nell’Unione Europea erano appena 3.800 unità, a metà 2026 la quota è schizzata a 50.000 veicoli.
Un balzo di oltre dodici volte che dimostra l’effetto boomerang di barriere commerciali parziali.
L’effetto sostituzione
Una mossa che finisce così per deludere le attese. I costruttori europei continuano a subire la pressione di modelli cinesi estremamente competitivi nel prezzo. E il bilancio ecologico rischia di peggiorare, dato che le auto ibride continuano a dipendere dai carburanti fossili.
Lo evidenziano le analisi territoriali e commerciali promosse dal think tank Ecco. Il contrasto all’invasione commerciale non può reggersi su scorciatoie tariffarie facilmente eludibili. Richiede politiche industriali complesse e una reale capacità di innovazione tecnologica a livello europeo.
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