Una faglia politica attraversa l’Europa occidentale e lega Madrid, Parigi e Berlino, tre capitali oggi apparentemente lontane tra loro. È il logoramento dei governi costruiti più per impedire la vittoria degli avversari che per offrire una prospettiva politica credibile alle rispettive nazioni. La crisi delle coalizioni tenute insieme dal nastro adesivo del potere, dai compromessi forzati e dai ricatti reciproci. Ed è, soprattutto, il ritorno prepotente della questione economica in un continente che per anni ha preferito discutere di identità ideologiche mentre si indebolivano industria, competitività e sicurezza energetica.
Madrid e le pene di Sanchez
In Spagna, Pedro Sanchez sta giocando le ultime carte prima delle decisive elezioni del 29 novembre. Lo fa tornando sul terreno della casa. Dopo la bocciatura parlamentare dei provvedimenti sull’edilizia abitativa, il premier socialista ha ripresentato due decreti quasi identici, trasformando una sconfitta parlamentare in una battaglia politica diretta contro le opposizioni. Il messaggio è chiaro. Se il Parlamento blocca misure considerate popolari, allora sarà il popolo a decidere.
L’emergenza abitativa è diventata una delle principali angosce sociali europee. Non a caso il tema è approdato anche alle Nazioni Unite, dove durante la Giornata Mondiale dell’Habitat si è parlato di una crisi che coinvolge 3,4 miliardi di persone e che sta assumendo dimensioni strutturali. Pedro “El Guapo” cerca di inserirsi in questo contesto, proponendosi come il leader che interviene contro le storture del mercato immobiliare e contro la speculazione finanziaria.
L’incognita dei secessionisti
Ma la vera partita spagnola non si gioca soltanto sugli affitti. Si chiama Catalogna. La decisione che apre definitivamente la strada all’amnistia per i protagonisti del secessionismo catalano rimette infatti al centro della scena Carles Puigdemont. Il leader di Junts torna ad essere attore politico determinante proprio mentre i rapporti con il premier si sono trasformati da alleanza di necessità a conflitto aperto. È il paradosso del socialismo spagnolo. Il primo ministro che deve la sopravvivenza politica ai voti degli indipendentisti si trova ora a fronteggiare gli stessi soggetti che hanno contribuito alla caduta del suo governo.
Parigi e la grandezza smarrita
Più a nord, Emmanuel Macron continua invece a recitare il ruolo che più gli appartiene, quello del presidente-Bonaparte della Francia strategica e nucleare. Lo si è visto ancora una volta davanti al test del nuovo missile balistico M51.3, celebrato come dimostrazione della grandezza tecnologica e militare francese. Il problema è che mentre Macron guarda agli oceani e alla deterrenza nucleare, Parigi guarda ai conti pubblici, alle pensioni, al potere d’acquisto e alle tensioni sociali. Le proteste studentesche riempiono le piazze, il governo appare sempre più fragile e Marine Le Pen sfrutta il vuoto politico con crescente efficacia. La leader del Rassemblement National ha capito ciò che molte élite europee continuano a ignorare: la prossima sfida elettorale sarà innanzitutto economica. Deficit, debito, pensioni, produzione industriale e salari. La sua offensiva non si concentra più soltanto sull’immigrazione o sull’identità nazionale. Punta al cuore del malessere francese.
Il fallimento di Merz
Se Madrid racconta il tramonto delle maggioranze di necessità e Parigi quello della centralità presidenziale, Berlino offre forse il segnale più profondo. In Germania è saltato definitivamente il cordone sanitario contro AfD. L’elezione di Tobias Rausch alla guida del Parlamento della Sassonia-Anhalt è molto più di un episodio regionale. È la certificazione che una parte dell’establishment conservatore tedesco non considera più sostenibile la strategia dell’isolamento permanente. I numeri del voto raccontano infatti una realtà nuova. Settori della CDU sono ormai pronti a oltrepassare confini che fino a ieri venivano definiti invalicabili. La barriera psicologica è caduta. E quando cade la barriera psicologica, il cambiamento politico diventa soltanto una questione di tempo.