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L’Inter ne busca tre dal Bodo: l’Italia ai minimi termini pallonari

di Pietro Pertosa -


Ora che pure l’Inter ha perso in Champions contro i “pescatori” norvegesi del Bodo Glimt, è giunta l’ora di considerare la pochezza del calcio italiano. Ci è rimasta soltanto la spocchia, per il resto del vecchio e glorioso pallone di una volta non c’è più nulla. O forse no: ci sono rimaste solo le polemiche. Quelle non mancano mai. E rappresentano, oggi, l’unico (e forse ultimo) companatico possibile per ingollare un calcio che è sempre più autoreferenziale e che fa sognare sempre meno.

Pure l’Inter cade col Bodo Glimt

Ora sarebbe facile parlare di “ammazzasette”. I norvegesi che, di volta in volta, ogni volta che incrociano un’italiana la fanno piangere. Eppure non dovrebbero essere che dei “pescatori”, semiprofessionisti, gente che non è del mestiere come i vecchi volponi che affollano il nostro calcio. Tre a uno. E siamo all’andata del playoff. L’Inter va a fare compagnia alle altre due disgraziate italiane. La Juventus, che vinceva 1-2 per farsi recuperare e battere (5-2!) dal Galatasaray del reietto Lang. L’Atalanta che, in Germania contro il Dortmund, si fa regolare fin dai primi minuti manco fosse una debuttante al ballo: 2-0 e se ne riparla a Bergamo.

Dove vogliamo andare?

La sconfitta dell’Inter col Bodo Glimt è la più disastrosa. Proprio quando i nerazzurri avrebbero dovuto affermare la loro forza, esorcizzando le polemiche insorte dopo il ridicolo caso Bastoni, si son sobbarcati una traversata artica per farsi prendere a pallonate. In vantaggio con Pio Esposito, poi ne hanno incassati tre. In scala, un po’ come è accaduto alla Juve contro il Gala. Un segnale che è fin troppo eloquente di come le squadre prendano i loro impegni. E del loro peso specifico. All’Italia del calcio non rimane null’altro che la spocchia e le polemiche.


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