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Attualità

Cosa c’è dietro le ipotesi di dimissioni anticipate di Lagarde

Altro che tecnicismi: il solito intrigo politico per garantire lo status quo?

di Maria Graziosi -


Boom: il Financial Times ha sganciato la bomba, Christine Lagarde sarebbe pronta a rassegnare le dimissioni, e a lasciare il suo lauto stipendio da governatrice della Bce, prima che il suo mandato scada naturalmente, nel 2027. Ma lo scoop, in realtà, non sarebbe nemmeno questo. La cosa più dirompente, se vivessimo in un’Europa più politicamente consapevole, sarebbe da ricercarsi nelle motivazioni addotte dal Financial Times al forfait che accompagnerebbe all’uscio madame Lagarde. In pratica, si legge nelle colonne del quotidiano economico finanziario britannico, la governatrice vorrebbe fare in modo che a nominare il suo successore sia (ancora una volta) Emmanuel Macron.

Dimissioni, per Lagarde è un obbligo (politico)

Detta meglio: che l’asse francotedesco trovi saldatura attorno al nome del suo successore. Detta ancora meglio: in Francia tra qualche tempo si andrà a votare e con ogni probabilità il nuovo presidente, oltre a non essere sicuramente Macron, non sarà manco uno dei suoi. Il centro è logoro, sfilacciato. Perso. Il Paese è in preda a una polarizzazione che non ha nulla a che invidiare a quella americana. Ci sono i morti politici, in Francia. Giocoforza, chiunque uscirà dalle urne non potrà fare a meno di “accontentare” le ali estreme. Gli elettori sono stufi e il fatto di aver spinto a forza una manovra di bilancio senza nemmeno il rispetto del Parlamento ha messo la parola fine sulla credibilità dell’attuale compagine politica al governo in Francia. Dunque, detta in soldoni, non si potrà concedere a Marine Le Pen (o a Jean Luc Mélénchon, anche se questo è molto meno probabile) di toccare palla sul sancta sanctorum della Bce.

La corsa alla smentita

Merz e Macron, ha detto il Financial Times, dovranno scegliere, incoronare e assistere all’intronizzazione del nuovo governatore all’Eurotower. Da Francoforte, ovviamente, si sono tutti prodigati a smentire. Lagarde, dicono i portavoce, “è totalmente focalizzata sulla sua missione e non ha preso alcuna decisione in merito alla fine del suo mandato”. Figurarsi: sta giocandosi la partita delle partite, la regina di ogni sfida politica (già, perché i tecnicismi non la sostituiscono nonostante tutti i loro sforzi): quella della dedollarizzazione. Figuriamoci se adesso si indebolisce rispetto a un fronte (nemico) che è agguerritissimo. E che non vuole né gli eurobond né tantomeno le unioni fiscali, bancarie e dei capitali. Boom. La bomba, anzi la doppia (o tripla?) granata è esplosa. Chissà come finirà. E, soprattutto, chissà chi arriverà alla Bce dopo di lei.


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