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L’inflazione rallenta, il carrello della spesa corre ancora

I dati Istat e la furia dei consumatori, Confcommercio non fa drammi

di Maria Graziosi -


L’inflazione rallenta, il carrello della spesa non più di tanto. Il guaio è che i generi alimentari aumentano di prezzo con un trend doppio rispetto a quello dell’inflazione stessa. Ieri è stato pubblicato il report mensile Istat dedicato proprio ai livelli dei prezzi. E c’è, come al solito, una notizia buona e l’altra che lo è molto meno. La buona notizia è relativa alla crescita generale dell’inflazione. Su base mensile, a gennaio, è salita dello 0,4% mentre su base annuale l’aumento stimato è nell’ordine dell’1 per cento. Bene. Perché è da novembre del 2024, quando si attestò all’1,3%, che non si registrava un aumento così contenuto del livello dei prezzi. Poi c’è la notizia meno buona. E riguarda il carrello della spesa. In particolare una delle sue componenti, quella dei beni alimentari non lavorati. Complessivamente, il paniere dei beni a più alta frequenza di consumo ha visto crescere i suoi prezzi, complessivamente, dell’1,9%. Ma il cibo sale con maggiore forza, dal momento che il prezzo è aumentato del 2,5%. In linea al trend del carrello, invece, gli alimentari lavorati (+1,9 per cento).

Inflazione e carrello della spesa

Di fronte a questi numeri, ecco la lettura dei consumatori. Per il Codacons è tutta colpa delle Olimpiadi. E, pertanto, si aspetta ulteriori mazzate in vista nel report Istat di febbraio. “A gennaio l’inflazione si è attestata al +1%, pari ad una maggiore spesa da +331 euro annui per la famiglia tipo, +457 euro per un nucleo con due figli. Nel settore turistico – indica l’associazione – i listini al dettaglio crescono tuttavia a ritmo molto più sostenuto, con i servizi relativi agli alloggi e alla ristorazione che segnano un +3,5% su anno, più del triplo rispetto all’andamento dell’inflazione”. E ancora: “I voli nazionali rincarano del +6,9% su anno, le strutture ricettive del +3,8%, ristoranti e bar del +3,5%, le pizzerie del +4,1%, le tariffe delle manifestazioni sportive aumentano addirittura del +8,1%. Rispetto al mese precedente i pacchetti vacanza nazionali si impennano del +4,9%”. Insomma, tutti pazzi per le Olimpiadi.

Consumatori infuriati

A cominciare dai prezzi. Vede nero, anzi nerissimo, pure l’Unione nazionale dei consumatori: “L’Istat conferma che inflazione mensile raddoppia, passando da +0,2% di dicembre a +0,4%. I Prodotti alimentari e delle bevande analcoliche su base congiunturale prendono il volo, passando dal +01% di dicembre a +0,8% di gennaio, 8 volte tanto, un balzo stellare a dir poco allarmante, anche se inferiore rispetto al dato provvisorio”, ha tuonato il presidente Massimiliano Dona. Che fa parlare il pallottoliere: “Per una coppia con due figli significa un aumento complessivo del costo della vita pari a 362 euro su base annua, mentre per i soli Prodotti alimentari e le bevande analcoliche la stangata è pari a 222 euro e per il carrello della spesa è di 238 euro. Per una coppia con 1 figlio, la spesa aggiuntiva annua totale è pari a 306 euro, ma 195 euro sono soltanto per cibo e bevande, 210 per il carrello. In media, per una famiglia mangiare e bere costa 153 euro in più, le spese del carrello salgono di 165 euro”.

A quanto ammontano gli esborsi?

Un altro tema caldo è quello del decreto bollette che viene evocato da Federconsumatori. Che snocciola le cifre del maggior esborso legato all’inflazione e in particolare a quella del carrello della spesa: “Con l’inflazione a questi livelli, le ricadute, per una famiglia media, sono pari a 397 euro annui. Questi dati, uniti a quelli sulle ulteriori ricadute in termini di caro vita previste per il 2026 (che il nostro Osservatorio Nazionale calcola pari a +672,60 euro annui a famiglia) richiedono attenzione e risposte immediate da parte del Governo. Risposte concrete, che di certo non si possono limitare agli interventi insufficienti contenuti nel Dl bollette”.

Confcommercio non fa drammi

È del tutto diversa, invece, la lettura che dà Confcommercio. Che, anzi, ora si aspetta una boccata d’aria per i consumi. “Un contributo al recupero più deciso dei consumi potrebbe derivare dagli effetti positivi sulla fiducia e sul reddito conseguenti al permanere dell’inflazione su valori storicamente contenuti. Secondo la stima dell’associazione, a febbraio è attesa una variazione dei prezzi al consumo dello 0,3% su gennaio e dell’1,1% su base annua”. Numeri, questi, che sono molto simili a quelli pubblicati dall’Istat. Che, sul trend annuale, è più ottimista e toglie un ulteriore decimale alle previsioni. L’analisi della Confederazione aggiunge: “Le tensioni che ancora si rilevano tra gli alimentari e la modesta volatilità degli energetici dovrebbero rientrare nei prossimi mesi, in considerazione di un’inflazione di fondo che si mantiene al di sotto del 2%”. E, difatti, l’Istat ha affermato che l’inflazione di fondo è da considerarsi all’1,7%.


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