Anche i cattolici si schierano per il Sì al referendum
Anche l’ampio e vario universo dei cattolici ha finito per trovarsi al centro del dibattito referendario. Pronostici e ipotesi su quella che potrà essere l’indicazione – e non certo una posizione ufficiale – della Chiesa in vista della consultazione popolare sulla riforma della giustizia hanno infatti iniziato a rincorrersi man mano che il 22 e 23 marzo si avvicinano. E non è mancato chi, guardando in particolare alla Cei, ha immaginato, in buona o cattiva fede, un posizionamento avverso alle nuove norme di rango costituzionale. Eppure, questa lettura deve fare i conti con la nascita del Comitato Civico Nazionale “Per un giusto SÌ” promosso proprio con l’obiettivo di intercettare il sostegno dei cattolici.
I volti del comitato
E a guardare l’estrazione culturale di alcuni suoi promotori, da Paola Binetti che ne è presidente onorario a Maurizio Sacconi che siede nel comitato direttivo, passando per Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, non c’è dubbio che l’intento sia proprio questo. Partendo dall’assunto che la magistratura non deve scrivere o creare le leggi ma applicarle, il comitato dei cattolici non fa mistero dell’impegno a sostegno del “primato del Parlamento, ricorrentemente offeso dalla (in)giustizia ideologica perché creativa di nuove regole nelle materie sensibili dell’umano”. Insomma, nel mirino c’è quella magistratura politicizzata accusata di aver, attraverso sentenze e provvedimenti vari, “sospinto una vera e propria trasformazione antropologica in tanti temi sensibili, dal gender alla maternità e alla genitorialità fino alle questioni del fine vita”. A sostenerlo è Domenico Menorello, ex deputato, coordinatore del network “Ditelo sui tetti” e portavoce nazionale del Comitato.
Un Sì per il riequilibrio dei poteri
Il mondo cattolico, storicamente ampiamente rappresentato in tutti gli organi elettivi del panorama istituzionale italiano, anche in virtù della sua trasversalità, è dunque convinto che la riforma della giustizia, al di là delle questioni tecniche, abbia il merito di intervenire favorevolmente sul riequilibrio dei poteri ridimensionando il peso delle correnti della magistratura. Una minore politicizzazione delle toghe, è la convinzione del comitato di civici e cattolici per il Sì, finirà per favorire giudizi maggiormente indipendenti. E, quindi, effettivamente rispondenti alle leggi approvate dal Parlamento e alla ratio che ne sottende. Allo stesso tempo, la funzione disciplinare dell’Alta Corte, libera dal fardello delle correnti della magistratura, risulterà concretamente autonoma nel sanzionare decisioni non in linea con le norme in vigore.
Il perché dei cattolici nel dibattito referendario
La riforma viene dunque vista come un argine a una non poco frequente confusione dei ruoli. In altri termini, una traduzione dell’espressione “uso politico della giustizia”. Per il Comitato Civico Nazionale “Per un giusto SÌ” si tratta di un vero e proprio vulnus: una magistratura ideologizzata e autoreferenziale al punto da aggirare le leggi. Soprattutto sui delicati aspetti che hanno a che fare con le questioni etiche, per creare “nuove norme ideologicamente orientate”. Da qui la denuncia di un conflitto tra quello che viene definito “sovranismo giudiziario” e la democrazia rappresentativa da cui nasce l’impegno per il Sì al referendum.
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