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Cronaca

Napoli, inchiesta su altri trapianti e sui box mai usati

Si allargano le indagini sul Monaldi: da struttura eccellenza allo scandalo dopo la morte di Domenico

di Angelo Vitale -

Centinaia di peluche e messaggi per chiedere giustizia per il piccolo Domenico, davanti all'ospedale Monaldi di Napoli


Si allarga l’inchiesta di Napoli sull’ospedale Monaldi dopo il cuore “bruciato” trapiantato al piccolo Domenico morto giorni fa: nella lente della Procura almeno altri due trapianti, rivela il Tg1, oltre al caso dei box. E continuano gli approfondimenti sui tre box innovativi acquistati per il trasporto degli organi e mai usati.

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Cosa sta emergendo

L’inchiesta della Procura di Napoli sul caso del piccolo Domenico, il bambino di due anni morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato, si è estesa per includere ulteriori casi simili di trapianti, oltre a incentrarsi sui box. Secondo quanto riportato dal Tg1, oltre al caso principale sarebbero in corso accertamenti su altri due trapianti. In atto la ricerca di criticità analoghe, potenzialmente oggetto di verifica da parte degli inquirenti.

I box Paragonix acquistati ma non usati: nodo centrato nell’inchiesta

Un elemento centrale degli accertamenti riguarda la scelta dei mezzi di trasporto dell’organo dal luogo di espianto alla sala operatoria. L’ospedale Monaldi disporrebbe di tre contenitori medicali avanzati di marca Paragonix. Dispositivi moderni progettati per mantenere la temperatura dell’organo costante tra 0 e 4 gradi. Tecnologie utili a non rischiare danni legati al freddo e monitorabili durante il trasporto.

Ogni box Paragonix costa circa 6mila euro ed è progettato per un solo trasporto, garantendo condizioni ideali per la conservazione di un cuore destinato a trapianto.

Nonostante ciò, il cuore destinato a Domenico è stato trasportato da Bolzano a Napoli con un contenitore isotermico di vecchia concezione, simile a un frigo passivo usato per alimenti, privo di controllo preciso della temperatura.

I Paragonix SherpaPak, pur presenti da tempo nella dotazione del reparto (pare, acquistati dall’ospedale nel 2023), non sarebbero stato utilizzato perché l’equipe non avrebbe ricevuto la formazione per impiegarlo correttamente e non ne era al corrente al momento della missione di prelievo dell’organo.

Un dettaglio che apre ad altre responsabilità, circa la gestione di spesa finanziaria e organizzativa della struttura.


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