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Esteri

L’FBI licenzia gli agenti che indagarono su Donald Trump, ma Biden resta inattaccabile

di Cinzia Rolli -


Almeno dieci dipendenti dell’FBI, tra cui diversi agenti veterani, sono stati licenziati tra il 25 e il 26 febbraio.

Il direttore della Polizia Federale, Kash Patel, nominato da Trump, ha ordinato queste rimozioni appellandosi a presunte irregolarità procedurali. In particolare, Patel ha accusato l’Ufficio di aver ottenuto illegalmente i suoi tabulati telefonici e quelli di Susie Wiles, attuale Capo di Gabinetto della Casa Bianca, quando erano ancora privati cittadini, nell’ambito delle indagini relative ai documenti riservati conservati da Donald Trump a Mar- a- Lago.

Recenti rivelazioni basate su email interne declassificate hanno confermato l’esistenza di forti dissensi all’interno dell’FBI riguardo alla perquisizione in Florida del 2022.

Diverse comunicazioni provenienti dall’ufficio dell’FBI di Washington (WFO) mostrano che molti agenti non credevano ci fosse un reale motivo per giustificare un provvedimento di ispezione. I messaggi indicano che l’FBI si sentiva spinta dal DOJ (Dipartimento di Giustizia) a procedere nonostante i numerosi dubbi interni.

Un funzionario federale ha scritto: “Ogni volta che ho sollevato obiezioni su questo caso… la risposta è stata: ‘Sì, capito. Ma fatelo comunque”.

Un altro dipendente si stupisce degli accadimenti in una email: “È davvero successo tutto questo? Sto sognando? L’FBI ha notificato un mandato di perquisizione a un ex Presidente? Se Trump ha preso dei documenti, chiamalo e digli di restituirli”.

Alcuni funzionari dell’FBI avrebbero preferito un approccio più cooperativo, cercando di risolvere la questione direttamente con il legale di Trump, Evan Corcoran, invece di ricorrere a una perquisizione forzata. Nei messaggi di posta elettronica era presente anche una lista con tutte le possibili opzioni per sanare la vicenda senza clamore.

Queste comunicazioni interne sono state utilizzate dall’attuale direttore dell’FBI, Kash Patel, proprio per giustificare il licenziamento di dipendenti, tra cui agenti senior, coinvolti nell’indagine sui documenti trattenuti dal Tycoon.

Patel sostiene che la leadership precedente abbia ignorato gli avvertimenti dei funzionari per il raggiungimento di scopi politici.

Il Procuratore Speciale Jack Smith, che ha perseguito Trump per la cattiva gestione e conservazione di documenti classificati, ha archiviato il caso dopo che il leader del movimento MAGA è stato eletto per un secondo mandato presidenziale.

Prima di dimettersi un paio di mesi dopo, Smith ha consegnato un rapporto al Procuratore Generale Merrick Garland sulle conclusioni della sua indagine. A dicembre ha dichiarato davanti alla Commissione Giustizia della Camera di aver riscontrato prove pesanti contro Trump.

La prima parte del rapporto è stata resa pubblica a gennaio 2025, nella fase finale dell’amministrazione Biden.

Ma la seconda parte è destinata a rimanere segreta. All’inizio di questa settimana, infatti, la giudice del Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti, Aileen Cannon, nominata dal Presidente americano, ha bloccato definitivamente il DOJ dal renderla pubblica.

Aileen Cannon ha stabilito che la pubblicazione costituirebbe una “palese ingiustizia” per Trump e i co-imputati, poiché il caso è stato archiviato senza una sentenza di colpevolezza e la nomina stessa di Smith era stata precedentemente da lei dichiarata illegittima. L’ordine impedisce quindi all’attuale Procuratore Generale, Pam Bondi, o ai suoi successori, di diffondere il contenuto del rapporto.

Patel ha poi dichiarato che i licenziamenti si sono resi necessari per “estirpare il cancro della politicizzazione” dall’FBI.

L’Associazione Agenti FBI, l’FBIAA, definisce invece questi sollevamenti dal servizio come “politicamente motivati” e privi del rispetto delle procedure di tutela dei dipendenti federali.

L’organizzazione avverte che la rimozione di agenti con decenni di esperienza in controspionaggio e indagini complesse rende il Paese più vulnerabile e meno difeso.

Alcuni tra i licenziati hanno già annunciato di voler fare causa al Dipartimento di Giustizia per l’allontanamento illegittimo, sostenendo di aver agito sempre seguendo gli ordini dei loro superiori dell’epoca.

Se per i documenti di Trump si è arrivati alle perquisizioni e oggi ai licenziamenti, il caso delle carte classificate scoperte nel garage di Biden a Wilmington rimane, per molti, il termine di paragone di una giustizia non uguale per tutti.

Il procuratore speciale Robert Hur decise infatti di non incriminare Biden, pur ammettendo che aveva conservato materiale classificato (anche sull’Afghanistan) in modo inappropriato. Diverso il destino del Presidente Trump come sappiamo.

La sfida di Kash Patel ora sarà dimostrare che queste rimozioni sono un atto di equità e non un gesto di ritorsione politica.


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