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Economia

Intervista al presidente e amministratore delegato di Condotte 1880, Valter Mainetti

di Marco Montini -


L’estensione del Piano Mattei a nuovi Paesi africani segna un passaggio significativo nella strategia italiana di cooperazione con il continente. Con l’ingresso di Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia salgono a 18 gli Stati coinvolti nell’iniziativa, ampliando le opportunità di collaborazione economica e infrastrutturale. Un percorso che vede anche il contributo delle imprese italiane. Ne parliamo con il presidente e amministratore delegato di Condotte 1880, Valter Mainetti. Condotte 1880 Spa è la società del gruppo Tiberiade Holding, che fa capo a un ramo della famiglia Mainetti. Nel luglio 2023 ha acquisito il “core”, ossia l’attività nelle grandi opere, della Società Italiana per Condotte d’Acqua Spa e di Con.Cor.Su S.c.r.l. Grande player internazionale del settore, opera nel mercato delle infrastrutture che vede grandi tassi di crescita, grazie anche al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che prevede lo sviluppo di nuove iniziative indispensabili allo sviluppo del sistema paese.  

Presidente Mainetti, quale ruolo possono avere le imprese italiane nello sviluppo infrastrutturale africano e quali progetti sta sviluppando Condotte 1880 nel continente?

“Le imprese italiane possono offrire competenze ingegneristiche, innovazione e capacità progettuale, contribuendo allo sviluppo dei territori e alla costruzione di opportunità per le comunità locali. In questa prospettiva si inserisce anche il progetto che Condotte 1880 sta finalizzando in Uganda per la realizzazione di una linea ferroviaria di circa 62 chilometri tra Tororo, nodo ferroviario al confine con il Kenya, e Majanji, nell’area orientale del Lago Vittoria, dove è prevista la costruzione di un porto destinato principalmente al traffico merci”. 

Presidente, può entrare un po’ più nello specifico? 

“L’infrastruttura, sviluppata in consorzio con imprese italiane specializzate, punta a rafforzare i collegamenti logistici regionali, ridurre i costi di trasporto e facilitare l’accesso ai mercati. Progetti di questo tipo dimostrano come le infrastrutture possano diventare veri motori di sviluppo, generando opportunità economiche e occupazionali e favorendo allo stesso tempo la crescita delle competenze locali”.

In tale contesto quale significato assume l’allargamento del Piano Mattei a nuovi Paesi africani? 

L’ampliamento del Piano Mattei è un segnale importante perché consolida una strategia fondata su infrastrutture, capitale umano e partenariati di lungo periodo. Sono i pilastri su cui può costruirsi uno sviluppo stabile e duraturo. L’ingresso di Paesi come Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia rafforza una visione di cooperazione basata sulla reciprocità e sulla responsabilità condivisa. Il Piano può diventare uno strumento concreto se saprà coniugare realizzazione delle opere, formazione tecnica e trasferimento di know-how, creando filiere e competenze che restino nei territori e accompagnino i Paesi partner in un percorso di crescita autonoma e sostenibile”.


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