Come funzionano tasse e accise sulla benzina, il meccanismo Ue dei prezzi dell'energia e il caso Ets
Accise ovvero: lo Stato davvero guadagna di più coi rincari e se il prezzo della benzina e dei carburanti in generale aumenta? Sì e no. Sì perché la matematica non è un’opinione, l’Iva è un’imposta che si applica sul prezzo di vendita e varia in base a questo in percentuale. E, di conseguenza, il suo peso varia in proporzione. No, perché il grosso degli incassi che vanno a riempire i sempre affamatissimi forzieri dell’Erario è composto dal peso delle accise.
Accise e rincari, il (magro) guadagno dello Stato
Che, a differenza dell’Iva, ha un prezzo predeterminato a monte. E si computa sulla quantità di venduto. Detto coi numeri, il peso delle accise non cambia se la benzina sprofonda a un euro o se s’impenna a tre perché lo Stato incassa, ogni mille litri di carburante venduto, 672,90 euro. Dunque, come riportano diversi analisti, l’unico introito maggiore per lo Stato sarebbe nell’ordine dei sette centesimi per la “verde” e dei 12 cents per il diesel. Un bell’incasso, per carità. Ma sproporzionato, evidentemente, a quanto poi il governo dovrà – per forza di cose – ristorare a cittadini e imprese per evitare che l’economia crolli in un momento delicatissimo come è l’attuale.
Il meccanismo Ue dei prezzi dell’energia
Per quanto afferisce alle bollette, invece, l’Italia sconta l’impostazione ipermercatista dell’Ue. Siamo rimasti gli unici in tutto il mondo, eccetto forse l’argentino Milei, a credere, proprio mentre dimostra tutti i suoi limiti, nel potere salvifico e miracolo dell’entità misterica e luminosa dei (fantomatici) Mercati. In Europa, a causa di un meccanismo che prende le centrali a gas come riferimento “peggiore”, va a finire che si paga l’energia rinnovabile come se fosse prodotta a seguito della lavorazione di materie prime energetiche fossili. È evidente che si tratta di un sistema che non può funzionare quando il gas, che sostanzialmente “fa” i prezzi, subisce un periodo di volatilità così feroce come quello che sta attraversando ora con la crisi mediorientale.
Il nodo Ets
A ciò si uniscono i costi dell’Ets, il sistema europeo per le emissioni che impone delle quote superate le quali aziende, energetiche e non, debbono acquistare “compensazioni”. Costi ulteriori che hanno alimentato una fiorentissima speculazione finanziaria negli anni passati, alimentando pure un certo mercato. Ma che adesso finiscono, come (quasi) tutti i costi, a gravare sulle tasche dei consumatori finali, mettendo in ambasce i bilanci delle industrie. Da qui la pressione italiana (e tedesca) alla revisione del sistema così caro a Bruxelles. Che, ed è già qualcosa, ha aperto (almeno in teoria) a una revisione. Per la quale ci sarà, secondo gli euroburocrati, ancora tempo.