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Editoriale

La Cina invoca pace e stabilità. Ma il suo obiettivo è un altro

di Adolfo Spezzaferro -


Nel bel mezzo della stagione di caos scatenata dalla guerra tra Israele-Usa e Iran, la Cina si afferma come unica potenza mondiale che allo stato attuale punta alla sicurezza globale. Pechino ha richiamato la comunità internazionale a lavorare insieme per fermare la guerra e difendere pace e stabilità in Medioriente. Ma dietro la posizione diplomatica – ineccepibile peraltro – c’è ovviamente una strategia più ampia. Pechino si propone come possibile mediatrice tra Washington, Tel Aviv e Teheran, puntando sul dialogo in una fase in cui è stato violato il diritto internazionale in ragione della legge del più forte.

uesto ruolo la Cina lo coltiva da tempo, ma oggi assume un peso maggiore nel quadro di un ordine internazionale sempre più multipolare, frammentato, in bilico, a rischio di conflitti. Non è affatto casuale, in questa ottica, che i caccia cinesi per sette giorni consecutivi abbiano evitato di entrare nello spazio aereo di difesa di Taiwan. La pausa più lunga mai registrata. Un chiaro segnale in vista del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping. Dietro tutto questo però c’è la visione imperiale di Pechino, che non ha fretta e che soprattutto in questa fase non intende sparare neanche un colpo. Il risultato immediato è accreditarsi con credibilità come mediatore e baluardo della stabilità. L’obiettivo finale però è diventare ciò che per adesso sono gli Usa: la potenza globale egemone.


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