Il guardaroba-archivio di Elisabetta II alla King’s Gallery di Buckingham Palace
Nel centenario della nascita di Elisabetta II, la King’s Gallery di Buckingham Palace ospita “Queen Elizabeth II: Her Life in Style”, una mostra che affronta il guardaroba reale come materia curatoriale autonoma, sottraendolo alla cronaca mondana e riportandolo entro una lettura storica e formale. L’allestimento costruisce una sequenza serrata di capi, bozzetti, campioni tessili e annotazioni d’archivio che restituiscono un processo, più che un repertorio, dove l’abito diventa documento e superficie di lavoro.
I circa trecento pezzi selezionati provengono da un corpus che supera le quattromila unità e che costituisce una delle raccolte più estese di moda britannica del Novecento riferibile a un’unica figura.
Da Hartnell all’incoronazione: il lessico visivo della sovrana
La mostra evita una scansione puramente cronologica e preferisce una costruzione per nuclei, dove il passaggio tra infanzia, incoronazione e maturità si legge attraverso mutazioni di linea, materia e proporzione. La presenza dei materiali preparatori consente di osservare la genesi delle forme, con interventi autografi della sovrana che incidono direttamente sulle scelte sartoriali, fino a definire un controllo consapevole dell’immagine.
Nel dialogo tra committenza e atelier emerge il ruolo di Norman Hartnell, figura chiave per la definizione di un lessico visivo stabile, riconoscibile nelle strutture degli abiti da sera e nei capi cerimoniali. Accanto a lui si collocano altri nomi della couture londinese, in un sistema che mette in relazione artigianato, industria tessile e rappresentazione istituzionale. Il celebre abito dell’incoronazione si impone come nodo centrale del percorso, non per la sua notorietà, ma per la complessità simbolica del ricamo e per la precisione costruttiva che ne regge l’impianto.
Un’intera sezione affronta il tema del colore come dispositivo visivo, con una sequenza di abiti da giorno disposti per gradazioni che evidenziano la coerenza di una scelta protratta nel tempo. Il cappello, elemento strutturale più che accessorio, viene analizzato nelle sue variazioni formali, dalla morbidezza degli anni Sessanta alla rigidità delle decadi successive, con una progressiva definizione del volume.
Funzione, visibilità e moda contemporanea: un archivio ancora vivo
L’inclusione di capi meno esposti, come l’impermeabile trasparente progettato da Hardy Amies, introduce una riflessione sul rapporto tra funzione e visibilità, portando in primo piano soluzioni tecniche che anticipano pratiche diffuse.
La parte conclusiva apre un confronto con la produzione contemporanea, affidato a designer che rielaborano codici e motivi del guardaroba reale in chiave attuale. Il percorso si chiude su un terreno critico più che celebrativo, dove la moda appare come archivio vivo, capace di conservare tracce e al tempo stesso di generare nuove forme a partire da una grammatica già scritta.
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