Data center: perché in Italia sono uno “scheletro fragile”
Abbiamo nodi strategici per tutto il continente europeo ma...
Con i Data center il “Sistema Italia” sta scommettendo il proprio futuro sull’intelligenza artificiale e sulla digitalizzazione integrale, ma poggia su un’infrastruttura che presenta le caratteristiche di uno “scheletro fragile”.
Data center, uno “scheletro fragile”
Il recente summit “Powering Data Center” ha scattato una fotografia impietosa. Il nostro Paese è diventato un hub di rilievo europeo, ma la sua crescita corre sul filo di un imminente blackout logistico ed energetico. I dati dello studio “Bit e Watt” dicono che la richiesta di potenza elettrica del comparto sfiora oggi i 2 Gigawatt. Una quota destinata a triplicare entro il 2030, assorbendo una parte significativa della produzione nazionale.
Siamo nel Club dei “Grandi” ma….
Il cuore pulsante di questa rivoluzione è l’hinterland di Milano, che da solo ospita il 70% della capacità di calcolo nazionale. Comuni come Settimo Milanese, Siziano e Cornaredo sono diventati i nuovi nodi strategici del continente, portando l’Italia nel prestigioso club “Flap-M” insieme a Francoforte, Londra, Amsterdam e Parigi.
Tuttavia, questa concentrazione geografica estrema rappresenta un punto di vulnerabilità sistemica. Terna e i distributori locali segnalano che in ampie aree della cintura milanese la capacità di nuovi allacciamenti alla rete elettrica è ormai prossima allo zero. Abbiamo costruito una memoria digitale potentissima, ma rischiamo di non avere più l’energia per tenerla accesa.
A casa nostra vincono Amazon, Microsoft e Google
Sotto il profilo economico, il peso dei data center è impressionante. Gli investimenti diretti nel triennio 2023-2025 hanno superato i 15 miliardi di euro, alimentando un indotto tra costruzioni e servizi stimato in circa 40 miliardi. Eppure, a fronte di questo gigantismo fisico, la sovranità strategica appare debole.
Oltre l’80% della capacità di storage è gestito dai grandi “hyperscaler” americani (Amazon, Microsoft, Google). L’Italia fornisce il suolo, l’energia e l’acqua per il raffreddamento — risorsa sempre più critica e scarsa — ma le chiavi d’accesso ai dati e il valore aggiunto dell’algoritmo restano fuori dai confini nazionali.
Mancano i tecnici
La fragilità dello scheletro è anche nelle competenze. Il settore denuncia una carenza del 40% di tecnici specializzati. Senza un’alleanza reale tra pianificazione energetica e sviluppo digitale, il rischio è che il grande investimento nel Cloud si trasformi in una cattedrale nel deserto, vulnerabile a saturazioni della rete e dipendenze estere.
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La sfida del 2026 non è più solo costruire nuovi server, ma garantire che la “schiena” digitale del Paese sia resiliente, distribuita e, soprattutto, sovrana.
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