Nasce l’intergruppo parlamentare – e trasversale – per il Sì al referendum. Presente anche il Pd
Sensibilità e identità politiche differenti, anzi, addirittura trasversali, ma unite dal comune filo conduttore del sostegno al referendum sulla riforma della giustizia. È questo l’obiettivo che ha portato alla nascita dell’intergruppo parlamentare per il “Sì” al referendum del 22-23 marzo, presentato ieri alla Camera. Un’iniziativa che vede dalla stessa parte movimenti e loro esponenti che sono politicamente posizionati in schieramenti opposti. L’intergruppo ha infatti registrato la partecipazione di parlamentari sia di maggioranza che di opposizione. La convinzione comune è la necessità di portare a termine un percorso avviato oltre trent’anni fa, che hanno provato a condurre a meta – più o meno assiduamente – governi di differenti colori politici. Tutti tentativi che però si sono infranti dinanzi alle resistenze di certa magistratura e, in particolare, dell’Anm.
I partecipanti
La necessità che l’esito del referendum confermi la riforma della giustizia e, in particolare, la separazione delle carriere è riuscita quindi a far sedere allo stesso tavolo – ma, soprattutto, a mettere d’accordo – parlamentari come Roberto Giachetti di Italia Viva, Ettore Rosato e Valentina Grippo di Azione, Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico, Benedetto della Vedova di +Europa e Federico Mollicone di Fratelli d’Italia. E tra quanti hanno già aderito a “Parlamentari per il Sì” si annoverano anche diversi esponenti del Pd. Dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, tra i principali oppositori alla linea di Elly Schlein sul referendum, al costituzionalista e due volte parlamentare dem Stefano Ceccanti, passando per Stefano Esposito, anch’egli con un lungo trascorso nel Pd, tra le cui file è stato deputato, senatore e anche assessore a Roma. Non è quindi probabilmente un caso se nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’intergruppo parlamentare si è a più riprese richiamato come quella della separazione delle carriere sia una riforma storicamente, se vogliamo, più di sinistra che di destra.
Un’iniziativa trasversale
D’altronde, la posizione assunta sul referendum da un profilo come quello di Augusto Barbera, la cui storia politica è certamente inequivocabile, non lascia adito a troppi dubbi. “Nessun imbarazzo”, quindi, per l’anima più a sinistra dell’intergruppo a sostenere la riforma targata centrodestra. Anche perché il referendum non riguarda una parte, ma tutti i cittadini. Non va quindi politicizzato in un voto pro o contro il governo. “Quello si farà tra un anno, ora si vota una riforma che noi condividiamo” ha detto a chiare lettere Luigi Marattin. Elemento questo che da Parlamentari per il Sì non si è evitato di sottolineare a più riprese. Così come Roberto Giachetti non ha mancato di chiamare in causa l’attuale responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, schieratissima per il No. Oggi. Perché fino a poco fa, ricorda l’esponente di Italia Viva, la pensava diversamente. Giachetti richiama una circostanza ben nota e certamente non nuova. Ovvero il sostegno della Serracchiani alla mozione Martina al congresso Pd del 2019.
Le basi dell’intergruppo parlamentare per il Sì al referendum
In quel documento la separazione delle carriere era definita come “ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”. Cosa è cambiato da allora? Che la riforma è stata fatta dal centrodestra. Quindi, per il Pd i cittadini non meritano più che i giudici siano contraddistinti per terzietà ed equidistanza da accusa e difesa. Rinnegando una battaglia storica della tradizione riformista e, oltretutto, lanciando allarmi tanto roboanti quanto ridicoli come quelli che paventano un presunto attacco alla Costituzione. Sul punto la linea di Rosato è chiarissima. “Abbiamo messo la Costituzione in un museo pensando che non possa essere toccata”, invece, fa presente l’esponente di Azione, “attualizzare le nostre istituzioni è una cosa normale”. Da qui l’esortazione a “uscire dal museo”. Magari cavalcando quella “spinta riformista trasversale che esiste all’interno del Parlamento” richiamata da Federico Mollicone. Un impulso che muove dalla convinzione che “la separazione delle carriere sia una necessità e una garanzia per i cittadini”, insiste Benedetto della Vedova, ricordando il proprio sostegno alla riforma pur dai banchi dell’opposizione.
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