I numeri di Leonardo e la lezione all’industria italiana
I risultati e le ambizioni della società di difesa e sicurezza, il rapporto solido con l'Italia: "Non solo soldi"
Altro che chiacchiere: i numeri hanno sempre ragione e quelli di Leonardo, oltre a certificare la strada che va prendendo l’economia e l’industria europea, danno ragione al board che punta a diventare un player di caratura europea e globale. I numeri, dunque. Secondo le previsioni approvate nel Piano industriale della società di intelligence e sicurezza, da qui al 2030 si attendono ordini per 142 miliardi di euro, con una prospettiva più che rosea secondo cui i ricavi assommeranno a 126 miliardi di euro, con un flusso di cassa da poco più di due miliardi.
Oltre i numeri, la visione di Leonardo
Detta in altri termini: un’azienda che, oltre a essere in salute, si candida a crescere e a trascinare, almeno si spera, l’industria nazionale alla riscossa. Le analisi, chiaramente, sono ancorate sui fatti. E quelle di Leonardo si incistano su un bilancio, al 2025, che vede numeri a dir poco interessanti. Il consiglio d’amministrazione, presieduto da Stefano Pontecorvo, ha approvato i risultati 2025. Gli ordini, anche grazie alle commesse per Eurofighter provenienti dal Qatar, aumentano del 14,5% rispetto all’isoperimetro raggiungendo i 23,8 miliardi. Complessivamente, il portafogli di commesse supera un valore di 46 miliardi di euro e ci vorranno poco meno di due anni e mezzo per evaderli. Ottima la performance dei ricavi che, pari a 19,5 miliardi, crescono del 10,9% rispetto al dato isoperimetro, con un incremento in doppia cifra in tutti i settori di business. Infine il dato Ebita, pari a 1.752 milioni (+18,2% rispetto al dato isoperimetro), si è rivelato sopra le aspettative del Gruppo.
“Rapporto forte con l’Italia”, capito mr Elkann?
L’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, ha assicurato che da qui alla fine del mese sarà conclusa l’operazione su Iveco Defense. L’ennesima smobilitazione di Stellantis, per fortuna, non finisce in mani straniere. Il rapporto tra l’azienda e lo Stato (che è tra i detentori di quote del capitale sociale) è forte ma, sottolinea Cingolani, “c’è un rapporto importante tra Stato e aziende della difesa, non c’è solo denaro. La dipendenza non è tanto dagli investimenti nel nostro Paese, Leonardo esporta l’80% e bisogna tenere conto che è difficile esportare se il tuo Paese non ha la possibilità di seguirti”. Si cresce insieme. Una lezione per qualcuno che, prima in Francia e poi in America, non aspetta altro che lasciare il Paese che ha contribuito a rendere quella che oggi è Stellantis e che ieri era Fiat, il gigante dell’automotive che è. Vero, mister Elkann?
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