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La sfida della crescita del Sud passa dalla Sicilia

Dalle costruzioni alla filiera green e tech: il caso Catania

di Maria Graziosi -


Sorpresa: ma, a chi ben vede e ha memoria, nemmeno troppo poi: il Sud cresce più di tutti e la Sicilia cresce più del Sud. L’Isola si candida a diventare un hub della transizione green e digitale e Catania può diventarne la capitale. L’analisi di Svimez e Confindustria etnea riferisce della grande, anzi grandissima, opportunità che investe la Sicilia e il suo tessuto produttivo e industriale. La (grande) chance è legata tutta a comparti economici ad alto valore aggiunto: dai chip fino all’energia e all’aerospazio. I numeri snocciolati dal report partono da un dato di fatto. Dal 2021 al 2024, il prodotto interno lordo siciliano è cresciuto del 9,9%. Un dato che è già lusinghiero di per sé ma che assume ulteriore valore se accostato al Pil del resto del Paese.

Tutti i numeri della crescita tra Sicilia e Sud

Il Sud è cresciuto dell’8,5%, il Centro-Nord “solo” del 6,1% per una media nazionale che s’attesta al 6,6%. Il settore delle costruzioni, sull’Isola, ha registrato un triennio d’oro e ha visto impennare i suoi affari di oltre il 50 per cento (50,4% per la precisione). Ma il segnale che appare, se possibile, ancora più importante riguarda gli investimenti. Lievitati, letteralmente, del 30,1 per cento. Nessuno regge il passo: si tratta di un trend che risulta molto superiore sia a quello del Sud (20,9%) sia alla media nazionale (17,6%). Un miracolo? No di certo. Per Svimez, infatti, la Sicilia ha saputo, meglio degli altri anche al Sud, “intercettare” i driver di crescita offerti dal Pnrr e dalla valanga di bonus edilizi avviati dal governo. Per cui, adesso, il dubbio (o meglio, la sfida) diventa un altro: fare in modo che questi dati non rappresentino la fiammata di una stagione particolare ma implementino una nuova fase economica per l’Isola.

Crescere è “facile”, confermarsi un po’ meno

Crescere più degli altri, in tempi di Pnrr, non era poi troppo difficile: il Sud ha divari enormi da colmare e il piano è (anche) servito a farlo. O quantomeno a provarci. Il punto di partenza economico, poi, tra Sud e Nord (e tra il resto del Mezzogiorno e la Sicilia) non era certo lo stesso. Per questa ragione diventa, ora, fondamentale mettere a “capitale” i guadagni (e la crescita) registrati per avviare un percorso che porti l’Isola (e il Sud) a consolidarsi come realtà produttiva capace di generare, oltre al lavoro, anche sviluppo strategico. Catania, secondo l’analisi seguita alla due giorni di incontri sul posto di Svimez con gli imprenditori locali, può davvero ambire a fungere da faro della rinascita siciliana.

Il caso Catania

La filiera tech, con la presenza di Stmicroelectronics, e quella energetica, con Enel (3Sun) in testa, hanno aperto scenari nuovi a un ecosistema che, come riferiscono gli analisti, “integra ricerca avanzata, startup e grandi player industriali”. Insomma la chiave è quella di continuare a fare ciò che si è già iniziato. E cioè restare “agganciati” all’Europa e procedere lungo quei progetti su microelettronica, fotovoltaico e mobilità elettrica che persino Bruxelles ha deciso di sostenere. Un ruolo decisivo, in tal senso, sarà recitato dalle pmi locali. E lo ha sottolineato il presidente della Piccola Industria di Confindustria Catania, Marco Causarano, ribadendo che sono proprio le piccole e medie imprese – per capacità di adattamento, innovazione e diversificazione – a dare continuità e solidità allo sviluppo. “Accanto ai grandi player – ha ricordato – si muove un tessuto imprenditoriale che spazia dalla farmaceutica all’agroalimentare, dalla sanità all’hi‑tech fino al turismo. Un sistema variegato che, se sostenuto con politiche mirate, può affrontare le transizioni europee con maggiore forza e autonomia”.

L’analisi Svimez

Gian Paolo Manzella, vicepresidente Svimez ritiene che il Mezzogiorno abbia davanti a sé un’occasione concreta, spinta da una politica industriale europea che parla sia ai settori più avanzati – semiconduttori, rinnovabili, aerospazio – sia alle piccole e medie imprese, impegnate nella transizione digitale e nell’export. “Catania dimostra che stare ‘sintonizzati’ sull’Europa produce risultati tangibili”, ha spiegato lo stesso Manzella. Tutta sta, adesso, a resistere alla buriana che s’è abbattuta su tutti i mercati globali a causa delle guerre in giro per il mondo. E a focalizzarsi, ancora di più, a fare della Sicilia, e quindi del Sud, un vero e proprio laboratorio economico di caratura europea e mediterranea.


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