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“Operazione Starlink”: in Iran il regime a caccia dei terminali di Elon Musk

L’intelligence ha lanciato un’offensiva senza precedenti per de-anonimizzare e sequestrare le apparecchiature

di Angelo Vitale -


In Iran, nelle ultime 48 ore, è caccia a Starlink. Quella che era iniziata come una rivoluzione tecnologica per aggirare il “buio” digitale di Teheran si è trasformata in una trappola mortale

Mentre il Paese affronta un blackout della rete globale che ha ridotto il traffico al 1% della connettività normale, l’intelligence iraniana ha lanciato un’offensiva senza precedenti per de-anonimizzare e sequestrare i terminali Starlink.

La “trappola Gps”: come il regime scova le parabole

Animato da giorni, il lavoro di analisti indipendenti in Usa e Regno Unito ma pure quelli dell’intelligence di Tel Aviv. Tutti intenti a studiare la de-anonimizzazione in corso. Non si tratta più solo di jamming – di disturbare il segnale – ma di identificare la posizione fisica dell’utente.

Secondo fonti come NetBlocks e analisti indipendenti, le autorità del regime utilizzano scanner di radiofrequenza mobili. Pattuglie dotate di sensori capaci di intercettare le emissioni uniche delle parabole Starlink si muovono nei quartieri di Teheran e delle altre città.

L’agenzia Irna e il ministero dell’Intelligence hanno diffuso, allo scopo, versioni contraffatte dell’app di gestione SpaceX. Una volta installate, agiscono come trojan, inviando le coordinate Gps esatte dell’utente ai server governativi.

Messi in campo anche droni da ricognizione, con sorvoli a bassa quota sui tetti di Teheran e Isfahan per individuare visivamente i terminali mimetizzati.

Il fenomeno è esploso dopo le proteste per Mahsa Amini nel 2022, ma ha toccato il picco nel gennaio scorso. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, il Dipartimento di Stato Usa ha recentemente facilitato l’invio clandestino di circa 6mila terminali, acquistati dirottando fondi dai programmi per la libertà digitale.

Tuttavia, il grosso della rete (stimata tra 50mila e 70mila unità) è frutto del contrabbando puro.

Le sue rotte viaggiano in mare, Da Dubai verso le coste meridionali, tramite motoscafi veloci.

Oppure via terra, attraverso i sentieri del Kurdistan iracheno, dove i kit vengono trasportati a dorso di mulo.

Al mercato nero, un kit che negli Usa costa 500 dollari viene rivenduto a Teheran tra i 2mila e i 3mila dollari, spesso pagati collettivamente da interi condomini per creare “bolle Wi-Fi” condivise.

La reazione del regime: “Crimine di guerra interna”

L’agenzia semi ufficiale Tasnim nota per i suoi stretti legami con il Corpo delle guardie della rivoluzione iislamica ha confermato il sequestro di “centinaia di dispositivi di spionaggio americani”, riferendosi ai terminali Starlink. La novità di questa nuova stagione della repressione, la durezza delle pene. Possedere un terminale, ora classificato come crimine di guerra, con condanne che partono da 2 anni di carcere fino alla pena capitale per “corruzione sulla terra” – in persiano Efsad-e-fili-arz – se il terminale viene usato per inviare video di repressioni all’estero.

In un Paese come l’Iran dove l’internet nazionale è totalmente controllato, Starlink è l’unico cordone ombelicale con il mondo perché i suoi satelliti in orbita bassa non possono essere spenti da un interruttore governativo: perciò la caccia. Ma la tecnologia di Elon Musk sta ora affrontando la sua sfida più dura: sopravvivere a questa sempre più subdola operazione condotta sul terreno.


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