L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Trump minaccia centrali elettriche Iran, Teheran risponde

Dove sono i target di questa ennesima e pericolosa sfida della guerra in corso

di Angelo Vitale -


Il mondo trattiene il fiato, il presidente Usa Donald Trump lancia un ultimatum senza precedenti alla Repubblica Islamica, la minaccia è chirurgica: se l’Iran non riaprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, gli Stati Uniti colpiranno e “annienteranno” le principali centrali energetiche del Paese.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere, promettendo attacchi simmetrici contro asset strategici americani e israeliani in tutta la regione.

L’ultimatum di Trump: I bersagli nel mirino Usa

Secondo le analisi del Pentagono e le minacce dirette del presidente, gli Usa hanno già identificato una “target list” che punta al cuore del sistema elettrico e termico iraniano. Oltre il 90% dell’elettricità iraniana dipende da impianti a gas, rendendo la rete estremamente vulnerabile.

Quali sono e dove si trovano i siti principali

La centrale di Damavand a Teheran: la più grande centrale termica del Paese. Colpirla significherebbe lasciare la capitale al buio totale.

Hub di Asaluyeh a Bushehr: il centro nevralgico del giacimento South Pars. Qui si concentra il trattamento del gas che alimenta l’intera nazione. Colpito già parzialmente il 18 marzo, resta l’obiettivo prioritario per paralizzare l’economia.

Terminale di Kharg Island: il “polmone” delle esportazioni petrolifere (gestisce il 90% dell’export). Trump ha lasciato intendere che questo sarà il primo obiettivo a cadere se Hormuz resterà bloccato.

Centrale di Bandar Abbas: fondamentale per l’alimentazione delle basi navali e della desalinizzazione dell’acqua nel sud.

La controminaccia iraniana: “Infrastrutture Usa nel mirino”

Il Comando Congiunto delle Forze Armate iraniane ha risposto attraverso i media di Stato, alzando la posta. Teheran sostiene di aver già schierato missili a lungo raggio (fino a 4mila km) capaci di colpire basi americane ed europee.

I potenziali obiettivi di ritorsione

Asset Energetici nel Golfo: Teheran ha minacciato direttamente le raffinerie e i terminali Gnl in Qatar a Ras Laffan, Arabia Saudita e Emirati Arabi, considerati “complici” dell’infrastruttura di guerra americana.

Basi Usa all’estero: nel mirino c’è la base di Diego Garcia nell’Oceano Indiano (già bersaglio di un attacco sventato ieri) e le installazioni in Kuwait e Giordania.

Guerra cibernetica: fonti dell’intelligence Usa (CrowdStrike e Google Threat Intelligence) segnalano un’impennata di attività di hacker legati all’IrgcC contro le reti idriche ed elettriche sul suolo statunitense, con il rischio di attivazione di “sleeper assets” (cellule dormienti) per sabotaggi fisici.

Analisi della Difesa: gli scenari di escalation

Difesa Usa. Il Pentagono ha intensificato la protezione dei corridoi marittimi, ma ammette che la chiusura di Hormuz sta già causando uno shock petrolifero globale.

Difesa iraniana. Nonostante le pesanti perdite subite dall’inizio delle operazioni il 28 febbraio, l’Iran mantiene una capacità residua di “sciamatura” (attacchi di massa con droni e mine) che rende difficile la riapertura sicura dello Stretto senza una massiccia operazione di terra.


Torna alle notizie in home