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Esteri

La sfida dei soldati americani: imparare a combattere a temperature estreme nel ghiaccio artico

di Cinzia Rolli -


Venti gradi sotto zero e investimenti di miliardi di dollari spesi dal Pentagono in nuove tecnologie in grado di essere utilizzate con il freddo estremo per un potenziale combattimento artico. Questo lo scenario che fa da sfondo all’addestramento militare statunitense per una possibile guerra nella regione polare.

Sotto un cielo davvero limpido ma con un freddo che definire pungente non può rendere davvero l’idea, i soldati della prima Brigata di Fanteria, undicesima Divisione Aviotrasportata, hanno lavorato e lavorano insieme all’unità della seconda Brigata di Fanteria, in un’esercitazione militare presso il Joint Pacific Multinational Readiness Center Rotation.

La simulazione di battaglia riguarda militari degli Stati Uniti, Norvegia, Svezia, Finlandia e Canada impegnati in uno scenario che possiamo considerare uno degli ambienti più ostili ma strategicamente più importanti del mondo: l’Artico.

Il presidente Trump ha insistito molto sulla necessità che le forze Armate americane possano avere accesso illimitato alla Groenlandia per aumentare la propria influenza. E gli alleati europei, da parte loro, riconoscono l’importanza di essere presenti nell’area polare per contrastare la Russia che ha una flotta davvero imponente composta da oltre quaranta rompighiaccio, sei delle quali a propulsione nucleare. Gli Stati Uniti possiedono invece solo tre navi di questo tipo.

In quest’era di competizione tra grandi potenze in cui stiamo iniziando ad entrare, i nostri avversari incominciano a sfruttare le rotte marittime aperte e potrebbero iniziare ad accaparrarsi porzioni di territorio del Circolo Polare Artico. Avere una forza come l’undicesima Divisione Aviotrasportata, capace di operare sul posto è essenziale per la sicurezza nazionale americana“. Queste le parole del Colonnello Chris Brawley, comandante della prima Brigata di Fanteria.

I soldati che si stanno addestrando in condizioni estreme dimostrano capacità e competenze mai viste prima ma molti di loro hanno riportato ferite dovute al freddo.

L’Artico è infatti una regione molto difficile da gestire. La visione notturna dei soldati è poco nitida a causa del congelamento delle batterie. Gli accumulatori dei piccoli droni di alta tecnologia durano la metà del tempo rispetto alle condizioni di normalità. Le armi lubrificate diventano appiccicose e si inceppano. La neve blocca il passaggio dei veicoli di grandi dimensioni soprattutto quando è farinosa e secca e non ben consolidata.

Secondo il Colonnello Brawley il nemico va isolato sul nascere. Se si prende di mira il cibo, il carburante e la sua capacità di rifornirsi, lo si isola in condizioni estreme rendendogli impossibile la sopravvivenza.

Durante il conflitto simulato, il Colonnello si è avvalso del terzo Battaglione della Fanteria Leggera Canadese della Principessa Patrizia. I soldati hanno percorso a piedi più di tredici chilometri nella neve alta fino alla vita. I membri del battaglione hanno riportato lesioni da freddo come ipotermia, gelosi, congelamento e rabdomiolisi. Nonostante tutto però hanno mantenuto la loro posizione e portato avanti il loro compito senza lamentarsi.

Nell’Artico tutto richiede più tempo, i malfunzionamenti delle attrezzature si verificano più spesso; a meno quaranta gradi la plastica e i metalli possono diventare fragili, i liquidi si trasformano in solidi e persino il carburante per aerei multiuso della NATO inizia a trasformarsi in gel. I droni testati a venticinque gradi potrebbero perdere fino al 75% del loro tempo di volo con il freddo estremo.

Per gli Stati Uniti si tratta anche di un cambiamento culturale. L’esercito americano è abituato ad operazioni veloci e rapide partendo da un punto di appoggio stabile. Tra i ghiacci ciò non è possibile.

Si può capire come risolvere i problemi negli ambienti estremi solo esercitandosi sul posto. Si impara che anche sudare è un problema, si apprende per esempio come isolare un trasmettitore radio dal freddo con i pochi mezzi a disposizione, ci si allena alla sopravvivenza.

Lo scioglimento dei ghiacci marini sta aprendo nuove rotte di traffico marittimo nel passaggio a Nord-Ovest, una rotta fondamentale che collega l’estremo nord del Pacifico con la regione del Nord Atlantico. L’Artico, e in particolare l’Alaska, riveste un’importanza cruciale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Fort Greely ospita il Ground-Based Midcourse Defense System (GMDD) (Sistema di difesa a terra a metà traiettoria), il principale sistema di protezione missilistica americano.

Le esercitazioni sono dunque importanti perché in un futuro scenario di guerra tra i ghiacci Russia e Cina si stanno già preparando da tempo e restare impreparati sarebbe un grave errore.


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