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Attualità

La riforma dei porti passa da un cambio di mentalità

Il monito di Assoporti, la promessa di Rixi: sullo sfondo la (grande) opportunità del Mediterraneo

di Martino Tursi -


I porti, la riforma e la mentalità che deve cambiare. La crisi, se presa per il verso giusto, può essere davvero un’occasione di crescita. E la crescita, al solito, parte prima dalla mentalità, dalla cultura. E poi, la sfida, diventa quella di tradursi in azione. Ma è importante, e non poco, che il presidente di Assoporti Roberto Petri, abbia strigliato uno dei vizi nazionali che ci impediscono di correre. “Oggi di fronte a un mercato globalizzato non è possibile concepire e portare avanti il principio del piccolo è bello”. Detta ancora più chiara: “Noi siamo un Paese che tradizionalmente vive molto di campanilismi e anche per configurazione geografica la portualità italiana è molto frazionata e frammentata”. Ecco, se vogliamo continuare a giocare a guelfi e ghibellini rischiamo di perdere il treno verso il futuro.

La riforma (della mentalità) per cambiare i porti

“Creare delle eccellenze, degli hub anche dal punto di vista portuale che possano competere con le grandi sfide che il mercato ci presenta”, dice Petri che lancia il cuore oltre l’ostacolo. Il problema è davanti agli occhi di tutti. Mentre, nel resto d’Europa, sorgevano autentici colossi logistici, l’Italia rimaneva agganciata a logiche che potevano essere valide ai tempi delle Repubbliche marinare. Amburgo, Anversa, Rotterdam hanno spostato le rotte e i traffici dirigendole nel Nord dell’Europa. E oggi sono in prima linea sul fronte delle rotte polari, l’ultima frontiera dei collegamenti marittimi. Ma nel Mediterraneo Barcellona e Marsiglia, pur mantenendo intatta la loro identità, sono riuscite a creare infrastrutture importanti, centrali e strategiche. Oggi, col Mare Nostrum (lo è ancora?) tornato al centro delle rotte internazionali, l’Italia ha una ritrovata possibilità di rimettersi al centro dello scacchiere internazionale.

Superare il campanile

Tutta sta, però, a superare i nodi culturali e le rivalità che ci tengono fermi al palo. “È necessario lavorare nell’ottica di sistema Paese, non più nel frazionamento degli interessi e dei ruoli”, ha sottolineato Preti volgendo l’attenzione all’attesissima riforma dei porti. “Il disegno di legge è un’opportunità dalla quale assolutamente non possiamo prescindere”. Ecco. Anche qui, però, bisognerà far presto. “Un risultato lo abbiamo già portato, perché penso che quasi nessuno pensasse che arrivassimo alla calendarizzazione della riforma, visto che questo Paese è un Paese che i cambiamenti li soffre abbastanza”, ha detto il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, al festival Deportibus. “Vorremmo andare a chiudere entro la fine dell’anno la  riforma. Sicuramente ci concentreremo sulle modifiche sul ramo alla Camera, come è stato fatto ultimamente, perché evidentemente andare in terza lettura diventa molto complicato. Penso che, dopo quattro anni che si parla di un’ipotetica riforma, tutti più o meno abbiano le idee chiare su quello che vorrebbero dentro alla riforma o che non vorrebbero”.


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