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Cultura & Spettacolo

Le bide: Lecoq e Gaulier per ripensare il fallimento

di Michele Enrico Montesano -


C’est le bide complet” si può tradurre in italiano con “è un fiasco totale”. Non è solo una frase in francese, è uno strumento pedagogico di Jacques Lecoq. È lo stesso attore e mimo che ne descrive l’origine in Il Teatro del gesto: “Allestivo il cerchio e tutti entravano con l’unico obbligo di farci ridere. Era terribile, ridicolo, nessuno rideva; i clown studenti collezionavano “fiaschi”, sopraffatti dall’angoscia generale; e, man mano che ognuno si esibiva, si ripeteva questo.

Il clown sconsolato si sedeva, imbarazzato… ed era in quel momento che cominciavamo a ridere di lui. Il metodo pedagogico era stato trovato, quello del “fiasco”. Il fallimento non è la fine ma l’inizio.

Lecoq non è l’unico a ripensare l’errore. Nalle Laanela nei dieci comandamenti del clown al nono posto scrive “concediti un fallimento”.

L’errore è pedagogico e paradossale, perché più un clown fallisce, più ha successo. Philippe Gaulier, allievo di Lecoq, punta a demolire l’ego dell’attore. Per lui, il fallimento serviva come strumento per ridicolizzare l’attore: “la ridicolaggine fa bene a un clown. Fa bene a tutto. Sentirsi ridicoli e sensibili fa parte della libertà”, e in questo disagio notava un potenziale: “se sei un attore non devi sentirti a tuo agio, se vuoi sentirti a tuo agio, dovresti fare il farmacista”.

Sbagliare toglie la pressione dell’essere bravi, del dover performare a tutti i costi. Lecoq, e in seguito Gaulier, hanno scoperto che fallire ripetutamente porta l’attore a non temere più il fallimento. René Bazinet ha dichiarato che da Gaulier “è come portare l’ego al mattatoio”.

Spogliato del suo ego l’attore in quella nuova dimensione esistenziale trova spazio per performare efficacemente senza sovrastrutture.  Il clown non fallisce mai per sé, restituisce tutto al pubblico. Trova la forza di guardare lo spettatore nonostante il fallimento: “A differenza di altri personaggi di teatro, il clown ha un contatto diretto e immediato con il pubblico, può vivere solamente con e grazie allo sguardo degli altri. Non si fa il clown davanti a un pubblico, ma con il pubblico.

Quando un clown entra in scena, entra in contatto con tutte le persone che formano il pubblico e il suo gioco è influenzato dalle loro reazioni”. La clownerie incarna una valenza terapeutica, insegna a fronteggiare il proprio fallimento senza spezzarsi. Altro tema fondamentale per la pedagogia di Gaulier è il gioco o “Le Jeu”, descritto dallo stesso clown come: “il piacere di giocare con gli occhi scintillanti”. Bisogna giocare per “evitare di essere noiosi, devi avere un sorriso negli occhi, anche una risata”. Senza il piacere del gioco diventa tutto un esercizio di tecnica, di stile. Gaulier ricorda, non a caso, il senso del gioco nei bambini, bravissimi nel reagire a ogni imprevisto.

Trasformare gli ostacoli in giochi, rendere innocui gli errori, destrutturare l’ego per avere gli occhi scintillanti. I grandi clown ci insegnano che il fallimento è una metafora della resilienza umana.


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