Campobasso, non fu intossicazione alimentare: mamma e figlia morte avvelenate
Mamma e figlia, morte subito dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso, non sono morte intossicate ma uccise per avvelenamento. Questo l’esito dei risultati delle due autopsie arrivati oggi, tre mesi dai decessi.
C’è un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, per duplice omicidio premeditato. Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Tracce del veleno sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero.
Campobasso, mamma e figlia morte per intossicazione dopo Natale: i fatti
La morte delle due donne era avvenuta dopo il terzo accesso al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove entrambe erano state visitate due volte prima di essere rimandate a casa.
Sara è morta per prima, seguita dalla madre, dopo aver accusato vomito e dolori addominali legati a un pasto consumato in casa tra il 23 e il 25 dicembre. Le prime ipotesi sulle possibili cause avevano incluso funghi, pesce, conservanti e persino la contaminazione della farina con veleno per topi (nel granaio vicino casa c’era stata una disinfestazione mesi prima). Ipotesi poi esclusa dalle analisi sul luogo.
Massimo riserbo era stato mantenuto anche sulle analisi svolte dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise su 19 tipi di alimenti. Tra questi conserve, olive, barattoli sottaceto e sottolio. L’elenco degli alimenti presenti nel frigorifero della famiglia e da subito al vaglio degli inquirenti comprendeva vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi champignon di ‘tipo certificato e in commercio’.
Gianni Di Vita, 55 anni, padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi, è sopravvissuto alla “intossicazione”. Dopo un ricovero iniziale al Cardarelli è stato trasferito allo Spallanzani di Roma. Poi dimesso dopo 10 giorni di degenza il 7 gennaio con esami negativi e rientrato in Molise. La seconda figlia della coppia non ha mai avuto sintomi: non era presente al pasto incriminato e il suo ricovero è stato solo precauzionale.
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