“Ferrandelle”, la legalità si ricompone: confiscati altri 15 ettari sfuggiti al provvedimento del 1996
Indagini avviate su segnalazione di Agrorinasce, assegnataria di parte dei 56 ettari inizialmente confiscati al clan Schiavone
“L’ordinanza emessa dalla Corte di Appello di Napoli, relativa alla confisca dei terreni afferenti all’azienda agricola ‘Ferrandelle’ ubicata in Santa Maria la Fossa e alla sua estensione a 15 dei complessivi 56 ettari inizialmente sottratti al provvedimento ablativo, è di particolare rilievo per i suoi positivi effetti. Essa, infatti, non solo comporta il recupero alla legalità dell’intero sito, già nella disponibilità del clan Schiavone, ma consente altresì di realizzare importanti opere di rigenerazione ambientale, costituenti occasione di riscatto e di valorizzazione del territorio, a beneficio della comunità locale e campana in genere”.
Il commento di Maria Antonietta Troncone
Con queste parole la presidente di Agrorinasce, Maria Antonietta Troncone, commenta il provvedimento con cui la Corte di Appello di Napoli ha disposto la confisca di quattro terreni agricoli per un’estensione complessiva di circa 15 ettari, ricadenti nella “Tenuta Ferrandelle”, azienda situata a Santa Maria la Fossa, nel Casertano, già riconducibile al capoclan dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone prima dell’intervento dello Stato.
Accolta l’istanza della Procura della Repubblica di Napoli – DDA
Il provvedimento, emesso dall’Ottava sezione penale, accoglie l’istanza della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia – fondata sulle indagini economico-patrimoniali condotte dai militari della Guardia di Finanza di Caserta. Le investigazioni hanno fatto emergere come una parte rilevante dei terreni della tenuta, pari a quasi 15 ettari su un totale di 56, fosse sfuggita al primo sequestro del 1996, successivamente divenuto confisca definitiva.
Preziosi i rilievi di Agrorinasce
I terreni già sottratti al clan erano stati assegnati alla società consortile Agrorinasce, impegnata nella gestione e valorizzazione di circa 160 beni confiscati con finalità sociali. Proprio l’Agenzia, al momento della presa in possesso dei fondi destinati alla Regione Campania, ha riscontrato alcune incongruenze relative a una porzione significativa della tenuta.
Le parole di Giovanni Allucci
“A seguito dell’assegnazione dell’ex sito di stoccaggio provvisorio dei rifiuti in località Ferrandelle alla Regione Campania, Agrorinasce ha avuto modo di analizzare gli atti complessivi della confisca e di segnalare alcune incongruenze rispetto alla confisca degli anni ’90, evidenziando come alcuni terreni agricoli fossero sfuggiti all’acquisizione da parte dello Stato”, spiega l’amministratore delegato di Agrorinasce, Giovanni Allucci.
Agrorinasce ha formalmente segnalato tali incongruenze alla Procura di Napoli che ha prontamente avviato le indagini curate dalla Guardia di Finanza di Caserta. È stato fatto un lavoro straordinario di ricerca e di analisi degli atti da parte della GdF, considerato che erano trascorsi oltre 30 anni dalla confisca.
Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria
Da quella segnalazione sono partite le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta – sezione misure di prevenzione – guidato dal Tenente Colonnello Carlo Cardillo. I finanzieri hanno condotto un’approfondita attività investigativa, ricostruendo, anche attraverso l’analisi di sentenze risalenti agli anni ’80, l’esatta estensione della tenuta, i frazionamenti e l’assetto proprietario.
È così emerso che i quattro appezzamenti, per complessivi 15 ettari, erano ancora formalmente intestati a soggetti considerati prestanome del clan, come già riconosciuto in sede giudiziaria. Sulla base di tali accertamenti, la Corte di Appello ha quindi emesso un’ordinanza che integra il precedente decreto di confisca del 14 febbraio 1996, divenuto irrevocabile il 27 febbraio 1997, ricomponendo definitivamente l’intero compendio nella disponibilità dello Stato.
“La Regione Campania, con delibera di Giunta n. 372 del 16 giugno, ha inoltre assegnato ad Agrorinasce le aree destinate al sito di stoccaggio per la realizzazione di impianti industriali finalizzati al trattamento degli scarti agricoli e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Il nostro obiettivo è di valorizzare l’intero complesso confiscato a Francesco Schiavone-Sandokan”, conclude Allucci.
Il provvedimento rappresenta un ulteriore passo nel percorso di restituzione alla collettività di beni sottratti alla criminalità organizzata, rafforzando le prospettive di sviluppo sostenibile e di riqualificazione del territorio.
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