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Lunedì dell’Angelo: Leone XIV ricorda Papa Francesco

di Andrea Canali -


Non possiamo non parlare di quello che  la gente comune considera la così detta pasquetta, dove le grigliate e la spensieratezza delle passeggiate  hanno la loro centralità, e non vi è niente di male, purché non si dimentichi la portata di tale giornata e il suo immenso  significato  per  i credenti e i cristiani nel mondo, ossia, non è solo una sana e bella scampagnata, ma soprattutto è  il Lunedì dell’Angelo, dove le donne si recarono al Sepolcro di Gesù e lo trovano vuoto, annunciando la resurrezione del Signore, dove vi fu  ancora maggiore stupore per le guardie, le quali pensarono che  il corpo di Gesù era stato rubato, quindi trafugato, perlomeno questo ci dice il racconto evangelico.

Partendo da questa riflessione possiamo comprendere meglio la portata della passione, della morte e della risurrezione del Cristo e della Pasqua che è quindi, un invito alla fede, alla speranza e alla salvezza per ognuno di noi, nel solco del suo sacrificio, nessun escluso.

Leone XIV ha voluto ricordare anche Papa Francesco, visto che proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno è salito alla casa del padre, lasciando questa vita terrena.

A tal proposito Prevost, dice in suo ricordo: con particolare affetto di Papa Francesco che “Proprio il lunedì dell’Angelus ha consegnato la vita al Signore” (era lunedì 21 aprile del 2025 quando il Papa argentino di mattina presto lasciò questo mondo dopo che il giorno precedente, a Pasqua, salutò i fedeli per l’ultima volta).

Inoltre, il Santo Padre ha invitato i fedeli presenti in piazza a “Fare memoria della sua testimonianza di fede e di amore” del suo predecessore. Pertanto, affacciato dalla finestra del Palazzo apostolico l’attuale Pontefice recita il suo primo Regina Coeli, (così si chiama la preghiera per il periodo pasquale e che fino a Pentecoste sostituisce l’Angelus).

Il Pontefice durante tutta la Settimana Santa ha mostrato preoccupazione per le guerre in generale e per la guerra in Medio Oriente in particolare (con una Gerusalemme blindata e semi deserta), con affermazioni come: “Annunciare la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata nelle mani dei violenti”. Oppure nell’Orbi et Urbi di Pasqua ha affermato: “La vittoria di Cristo è non violenta chi ha in mano le armi le deponga”.

A tal proposito proprio il giorno della Santa Pasqua il Vicario di Cristo ha voluto indire una veglia di preghiera per la Pace che condurrà direttamente sabato prossimo 11 aprile, nella Basilica di San Pietro.

Mentre lunedì scorso prima di intonare il Regina Coeli ha donato ai fedeli una ulteriore riflessione: “Quanto è importante che questo Vangelo raggiunga quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini che non possono avere l’istruzione”.  

Il Vescovo di Roma soffermandosi sul racconto evangelo (già citato) ci dice che le donne che hanno scoperto il sepolcro vuoto annunciano la resurrezione “È la vittoria di Cristo sulla morte, mentre le guardie dicono che è stato rubato. Da uno stesso fatto sgorgano due interpretazioni: una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva”.

Inoltre, Leone XIV molto attento anche alle dinamiche dei nostri tempi lancia un monito: “Spesso il racconto della verità viene oscurato dalle fake news come si dice oggi, cioè da menzogne ed allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, però la verità non resta celata, anzi ci viene incontro viva e raggiante illuminando le tenebre più fitte”.

E continuando nella direzione di richiesta di verità e pace alla fine del Regina Coeli ribadisce: “Perseveriamo nell’invocare il dono della pace per tutto il mondo”.

Concludiamo con Sant’Agostino il quale affermava a tal proposito rispetto alla guerra: “È segno di maggior gloria uccidere le guerre con la parola anziché gli uomini con le armi, e conquistare la pace con la pace, non con la guerra”.


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