Iran, tra la fragile tregua e la pace duratura c’è di mezzo Netanyahu
Dal cessate il fuoco agli attacchi israeliani in Libano
Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi (780 – 850 d.C.), matematico, astronomo e geografo persiano, inventò l’algebra. Nella sua opera più celebre, “Kitab al-jabr wa al-muqabalah” (il Libro della ricomposizione e del bilanciamento), espose per la prima volta un metodo sistematico per risolvere le equazioni di primo e secondo grado. Louis Lassen, un ristoratore di New Haven, nel Connecticut, nel 1900 creò l’hamburger, mettendo una polpetta di carne macinata tra due fette di pane per renderla più facilmente mangiabile. La civiltà a cui appartenne il primo ha rischiato di essere “cancellata in una notte” dagli eredi del secondo, per compiacere Israele.
La forzatura di Netanyahu
In un testo di recente pubblicazione citato dal New York Times, è scritto che a convincere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a lanciare l’attacco contro l’Iran sono stati il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il capo del Mossad David Barnea durante una riunione segreta svoltasi alla Casa Bianca l’11 febbraio, prospettandogli una serie di sviluppi che non si sono verificati: una guerra semplice, il crollo della catena di comando della Repubblica islamica e la non chiusura dello Stretto di Hormuz. La Cia, il capo della diplomazia Usa Marco Rubio, il primo consigliere militare Dan Caine e soprattutto il vicepresidente JD Vance erano molto scettici, ma il tycoon ha scelto di dare inizio all’operazione “Epic Fury”, ribattezzata “Epstein Fury” per le sinistre convergenze tra i due dossier.
Il lavoro dei mediatori
Alla sesta settimana di conflitto, quando tutto sembrava volgere al peggio, è arrivato l’annuncio trumpiano di una tregua di due settimane per l’Iran e il Libano, con imminente avvio dei negoziati, domani, in Pakistan. La mediazione, ritenuta poco possibile da molti analisti, ha avuto successo grazie al lavoro di un intermediario giudicato “improbabile”: Islamabad. Forte e prezioso si è rivelato il pressing dell’ultima ora della Cina sull’Iran. Importanti sono stati anche gli appelli del Papa e il lavoro certosino dei vescovi americani, molto ascoltati da Vance e da una parte del GOP.
Bombe israeliane sul Libano
L’ostacolo principale alla pace è Netanyahu. Dopo aver fatto sapere di “sostenere la decisione del presidente Trump di sospendere i raid contro l’Iran per due settimane, a patto che l’Iran apra immediatamente lo Stretto di Hormuz e fermi tutti gli attacchi contro Usa, Israele e Paesi nella regione”, ha ordinato di bombardare il Paese dei Cedri. Almeno 89 persone sono state uccise e oltre 800 sono state ferite negli attacchi. Colpito il quartiere di Tallet al-Khayyat a Beirut. Hezbollah ha rivendicato “il diritto di rispondere”.
L’avvertimento dell’Iran
L’Iran ha esortato Israele a interrompere immediatamente i raid sul territorio libanese, se vuole evitare ritorsioni contro il traffico navale nello Stretto di Hormuz. Se la tregua temporanea verrà violata, “la calma derivata dalla riapertura guidata dello Stretto di Hormuz finirà rapidamente”, ha minacciato un funzionario di alto rango della sicurezza iraniana a Press Tv a condizione di anonimato. L’agenzia di stampa Fars ha riferito per prima del blocco del passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto.
La conferma dell’azione di deterrenza è arrivata dai Pasdaran, con un messaggio molto esplicito: “Qualsiasi nave che cercherà” di passare senza l’autorizzazione della Marina dei Guardiani della rivoluzione sarà “colpita e distrutta”. I Guardiani della Rivoluzione, dopo aver denunciato “il brutale massacro a Beirut”, hanno avvertito che se “l’aggressione verso l’amato Libano non si fermerà immediatamente”, saranno “costretti a dare una risposta ai maligni aggressori della regione”.
Il richiamo di Erdogan e la condanna di Meloni
Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, durante una conversazione telefonica con Trump, ha chiesto al suo omologo statunitense di non dare alcuna possibilità a chi vuole sabotare il processo di pace, con un chiaro riferimento a Netanyahu.
L’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato alle 19.30 di ieri alla Farnesina su richiesta del ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo quanto si è verificato in Libano, dove un convoglio di mezzi italiani della missione Onu Unifil è stato bersagliato da unità delle Idf. La premier Giorgia Meloni ha condannato con fermezza l’accaduto.
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