11 aprile, Giornata nazionale della donazione e del trapianto
La storia di Massimiliano Capece: quando un “sì” restituisce la vita
L’11 aprile, Giornata nazionale della donazione e del trapianto di organi, è un giorno che invita a fermarsi e riflettere. A pensare a quanto un gesto compiuto una sola volta, spesso nel silenzio, possa continuare a vivere attraverso altre persone. Donare un organo non significa solo salvare una vita: significa restituirle tempo, futuro, possibilità.
Come accaduto a Massimiliano Capece, giovanissimo ragazzo che ha affrontato un trapianto di fegato e che oggi conduce una vita piena, attiva, profondamente normale. Una vita fatta di lavoro, sport, viaggi e sogni realizzati. Massimiliano oggi è dipendente di Poste Italiane, un tassello importante di quella quotidianità riconquistata che, dopo la malattia, non era affatto scontata.
«Lo sport è sempre stato una delle mie ragioni di vita», racconta. Oggi si allena praticamente ogni giorno. Prima il calcio, poi nuove sfide, nuovi inizi. Da ottobre ha iniziato il beach volley, una disciplina che mette alla prova il fisico e la determinazione. «È quella fatica che ti fa sentire vivo», dice, con semplicità.
Dopo il trapianto è arrivato anche il coraggio di realizzare un sogno coltivato a lungo: il surf. Un sogno che lo ha portato a viaggiare, dal Portogallo al Marocco, fino a Bali. «Il surf mi mette in contatto con ciò che mi circonda, con il ritmo delle onde. È un’esperienza che unisce corpo, mente e natura. Ti insegna che la gioia vera nasce dalla semplicità e dalla capacità di vivere pienamente il presente». È il racconto di una rinascita autentica, fatta di equilibrio, ascolto e nuovi orizzonti.
Oggi Massimiliano Capece fa parte di ANED Sport, l’associazione che promuove lo sport come strumento di riscatto dalla malattia e come testimonianza concreta della voglia di vivere di persone dializzate e trapiantate. «Se dovessi parlare con chi è indeciso sulla donazione – spiega – lo inviterei a venire una domenica mattina a vedere i nostri allenamenti al CIP – Comitato Italiani Paralimpico».
Allenamenti che sono molto più di esercizio fisico. «Per noi non è solo sport. È stare insieme a persone che hanno vissuto la stessa esperienza, condividere storie, fatiche, sorrisi. È sentirsi parte di una comunità». E c’è una consapevolezza che accomuna tutti: «Se oggi siamo qui è grazie alla generosità e al coraggio dei donatori». Da qui nasce anche il desiderio di restituire, testimoniare, raccontare che una vita piena dopo il trapianto è possibile.
Secondo Massimiliano, si parla ancora troppo poco di cosa significhi davvero il “dopo”. «Donare gli organi significa salvare fino a sette persone. È un’opportunità rara e preziosa. Vuol dire trasformare una vita in bianco e nero in una vita a colori. Restituire un futuro a chi pensava di non averne più». Un gesto, sottolinea, «che non sarà mai sprecato».
I numeri lo confermano. Nel 2025 l’Italia ha registrato il miglior risultato di sempre, con 2.164 donazioni di organi e 4.697 trapianti effettuati, secondo i dati ufficiali del Centro Nazionale Trapianti. Un sistema che funziona, ma che ha ancora bisogno di informazione, conoscenza e scelte consapevoli.
In questa Giornata nazionale della donazione e del trapianto, la storia di Massimiliano Capece dà un volto a quei numeri. Racconta cosa c’è dopo la paura e l’attesa: un lavoro, uno sport, un aereo preso per inseguire un’onda, una vita che torna ad avere spazio e respiro.
E allora la domanda, oggi, è semplice e necessaria.
Se un tuo “sì” potesse restituire una vita a colori a qualcuno che oggi non vede futuro, saresti pronto a dirlo?
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