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Esteri

Dopo il fallimento dei negoziati Trump propone il blocco navale a Hormuz

di Redazione -


Tensione alle stelle tra Stati Uniti e Iran dopo il fallimento dei negoziati diretti a Islamabad. I colloqui, durati oltre 21 ore e considerati i più importanti dal 1979, si sono conclusi senza un accordo sul nodo cruciale: il programma nucleare iraniano. Una battuta d’arresto che ha innescato una reazione durissima da parte del presidente americano Donald Trump, aprendo un nuovo capitolo di escalation nello scenario mediorientale. Il tycoon ha annunciato misure drastiche, tra cui il possibile blocco navale dello Stretto di Hormuz. Attraverso alcuni post su Truth, Trump ha dichiarato che la Marina statunitense avvierà operazioni per intercettare le navi che transitano nello stretto e che avrebbero pagato pedaggi all’Iran. Una mossa che, di fatto, equivale a una prova di forza militare e che potrebbe essere interpretata come un atto di guerra.

La reazione iraniana

Non solo. Il presidente americano ha minacciato ritorsioni contro qualsiasi azione ostile iraniana e ha ventilato l’introduzione di dazi fino al 50% nei confronti della Cina, qualora Pechino dovesse fornire armi a Teheran. Una posizione che rischia di allargare il conflitto anche sul piano economico e diplomatico, coinvolgendo attori globali come India e Cina, principali importatori di greggio iraniano. La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Le autorità iraniane hanno rafforzato la presenza militare lungo la costa meridionale, schierando forze speciali della Marina. I Pasdaran hanno lanciato un chiaro avvertimento: qualsiasi avvicinamento di navi militari allo Stretto di Hormuz sarà considerato una violazione del cessate il fuoco e riceverà una risposta immediata. Secondo fonti iraniane, il controllo dello stretto resta nelle loro mani e un eventuale attacco americano potrebbe trasformarsi in un “vortice mortale”.

Le conseguenze di un blocco navale a Hormuz

Il rischio di una nuova crisi energetica globale è concreto. Un blocco navale presso lo Stretto di Hormuz potrebbe fare ulteriormente impennare i prezzi del greggio. L’eventuale interruzione delle forniture metterebbe sotto pressione soprattutto le economie asiatiche, già fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche. Sul fronte diplomatico, i tentativi di mediazione sembrano per ora inefficaci. Il presidente russo Vladimir Putin ha offerto la propria disponibilità a facilitare un dialogo, mentre il Pakistan continua a mantenere contatti con entrambe le parti per riportarle al tavolo negoziale. Tuttavia, il clima resta segnato da una profonda sfiducia reciproca. Nonostante i toni duri, né Washington né Teheran sembrano chiudere definitivamente alla possibilità di nuovi colloqui. Trump ha sottolineato che gran parte dei punti è stata discussa, ma ha ribadito che la questione nucleare resta irrisolta. Dal canto suo, la leadership iraniana ha dichiarato di credere ancora nella diplomazia, pur mantenendo una linea ferma sulla difesa dei propri diritti.


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