Terroir Metafisica del territorio (e del vino): un romanzo che racconta i valori della Terra
“Terroir” non è il titolo di un film di azione e di passione. Né un avvertimento o un esorcismo. Piuttosto una grande eroica sfida culturale, una costruzione e un meccano una coraggiosa irradiazione di senso, un nuovo lego simbolico e sintattico, un prezioso incunabolo che esplora la dimensione di una autentica parola “parlante” (nel senso che non produce suono, ma significato) quindi una inedita ambizione totalizzante.
“Terroir” come territorialità, piena estensione di valori che racconta la infinita ricchezza della Terra, Letta nella sua unità spazio-temporale e nel suo trascendimento fisico e metafisico. Quindi “Terroir” come Territorio. Non semplice “luogo” ma “essenza” di spirito e materia, metafora del tutto e del niente con cui siamo chiamati a disputare portandoci dentro secoli di speculazione, di scienze e filosofie.
Dal kantismo etico e dal razionalismo cartesiano, alle incursioni tutt’altro che barocche dei Bacone e Galileo fino ed oltre a Emanuele Severino, in più il rasoio di Occam e il flusso di magie e fosforescenze temperate dalla sapiente regia estetico /seduttiva di Merleau Ponty).
Sveliamo ora, se ne siamo capaci, il mistero di questo “Terroir” (romanzo epico filosofico per le edizioni Pungitopo).
Cerchiamo di scoprire il talismano su cui indagano lucidamente e con picchi di vere genialità e dottrina, peraltro costituiti in una sperimentata intellettualità pattizio (sono siciliani di Patti), Cristian Aiello e Antonella Giardina: un brillante archeologo e una erudita e scintillante filosofa, entrambi apprezzati designer.
In più totalmente votata al culto di una appassionata e colta religione devota alla celebrazione del Territorio come lingua “vivente”, multidimensionale, registro di valori universali, non scomponibili eppure ognuno congiurante ad una finalità cooperativa perciò pienamente umana.
Confesso di non aver mai avvertito finora una così forte tensione prima che filosofica, poetica verso una idea che mira a “fonda” un territorialismo umanista profetico e trascendente. In grado di riabilitare i tanti valori dissipati e svenduti al surrogato di una vera politica estera ch’è ormai la prassi delle guerre e del “commercio globale” cui ci stiamo consegnando con una allegria triste scomposta rassegnata.
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