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Politica

Corte Ue: “Protocollo Italia-Albania sui migranti compatibile con le regole”, esulta Meloni

Arriva il parere dall'avvocato generale, la premier esprime soddisfazione e rammarico: "Persi due anni"

di Martino Tursi -


L’intesa tra Italia e Albania “in materia di migrazioni” risulta “compatibile con la normativa Ue”, esulta la premier Giorgia Meloni che, sui social, brinda al parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue Nicholas Emiliou. “Una notizia importante”. E ancora. “Conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate”, ha scritto Meloni. Che ha postato pure una foto che la ritrae insieme al premier albanese Edi Rama. “Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”.

La Corte Ue promuove l’intesa Italia-Albania

Il parere dell’avvocato generale fa chiarezza su una questione annosa e spinosa. Secondo il parere espresso da Emiliou, il diritto dell’ Ue non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Come accaduto, appunto, per l’intesa tra Italia e Albania finita al centro della questione davanti alla Corte Ue. Resta fermo, però, l’obbligo dello Stato a rispettare tutte le garanzie previste dall’Unione europea in materia di migranti, incluso il diritto all’assistenza legale, all’assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti. Insomma, più di uno spiraglio verso la fine di una questione che ha diviso fin troppo il dibattito pubblico.

Il protocollo della discordia

La vicenda era finita al centro di un ricorso presentato da due migranti. Erano stati espulsi dall’Italia e quindi portati in Albania ma il loro caso era finito davanti ai giudici della Corte Ue. Proprio a Tirana avevano presentato domanda di protezione internazionale. Successivamente, sono stati emessi nei loro confronti due decreti di trattenimento. Che la Corte d’Appello di Roma ha respinto, ritenendo che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue. Le autorità nazionali hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione, la quale si è rivolta alla Corte di Giustizia per avere lumi.


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