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Economia

Meloni e Giorgetti all’Ue: scomputare spese energia come Difesa

La premier è arrivata a Cipro, oggi il Consiglio Ue. I numeri del Mef, l'urlo di Confindustria e l'assist (involontario...) di Landini

di Giovanni Vasso -


Giorgetti propone, Meloni raccoglie e chissà se l’Ue disporrà. Giorgia Meloni sarà a Cipro brandendo, ancora una volta, la richiesta della sospensione del Patto di Stabilità. E questo è assodato. Così come lo sono ormai i numeri del Dfp approvato l’altro giorno in consiglio dei ministri. Nel documento Giorgetti ha riportato per filo e per segno una sequela di numeri che raccontano il (possibile) disastro degli effetti dell’ennesima guerra (non nostra) di cui l’Italia pagherà il conto. Ma c’è pure, al suo interno, l’asso che il ministro all’Economia si era ben nascosto nella manica. Va bene, scrive il titolare del Mef, usciremo dalla procedura per deficit eccessivo solo nel 2027.

Meloni e Giorgetti: energia e Difesa

Ma intanto, a causa degli scenari horror di fronte ai quali ci troviamo, andranno rimodulati e riprogrammati tutti gli aumenti di spesa. A cominciare dalle spese militari tanto care a Bruxelles. Lo aveva già detto, Giorgetti. Se scostamento sarà, si spenderà solo per le priorità degli italiani. E, nel caso specifico, per intervenire sulle accise e scongiurare l’ennesima raffica di rincari. Del resto sarebbe un’enormità poter far debito per comprare armi e cannoni e non poter muovere un euro per assistere le imprese e le famiglie travolte da bollette inaccessibili e carovita. Ma, si sa, la Commissione Ue non brilla per visione né per lungimiranza. “Sono tutti con l’acqua alla gola”, sussurra il ministro riferendosi ai colleghi di mezza Europa. L’incubo si chiama stagflazione e vale per tutti, da Lisbona a Varsavia. “La Commissione propone oggi un temporary framework per l’Iran su determinate situazioni, trasporti, agricoltura e pesca dando la facoltà e liberando gli aiuti di Stato” ha sbottato il ministro a margine di un evento al Quirinale.

Perché gli aiuti di Stato da soli non bastano

“Non basta perché su quelle misure lì dove metti aiuti fiscali devi offrire anche la possibilità dello scostamento. Quindi – aggiunge – non una clausola generalizzata ma su quelle cose che hanno riconosciuto anche loro già adesso”. Aiuti di Stato senza scostamento equivale, secondo l’analisi di Giorgetti evidentemente condivisa da Meloni, a un comportamento “incongruente e illogico”. Cosa a cui Bruxelles, purtroppo, non si stanca mai di abituarci. Accanto al capo del Mef c’è Emanuele Orsini. Che ha citato proprio il ministro per tuonare contro la gelida manina di Ursula: “Credo che quello che ha detto Giorgetti ieri sia giusto: non si può curare un ferito di guerra con l’aspirina”, e torna a invocare gli eurobond. Ieri il capo di Confindustria ha incontrato il segretario della Cgil Maurizio Landini.

L’assist della Cgil

Che, chissà quanto volontariamente, per una volta fa un assist al governo. “Abbiamo imprese pubbliche come Enel, Eni, Snam, Terna che hanno fatto utili senza precedenti, non sono stati investiti e distribuiti a fondi, questo non è accettabile, vanno investiti, siamo in emergenza, è già tardi”. Non lo sarebbe se Bruxelles non avesse tergiversato (e già cassato…) la proposta di tassare (almeno) gli extraprofitti delle società energetiche avanzata proprio da Giorgetti con un pugno di altri ministri europei. Ma la partita, è ormai chiaro, si giocherà a Cipro. Dove Meloni è già arrivata “carica” delle armi offertele proprio dal suo ministro Giorgetti.

Meloni mostra le carte

Dove ieri sera è atterrata la premier Giorgia Meloni più battagliera che mai. “Si parla di aiuti di Stato nella proposta della commissione, di una flessibilità sugli aiuti di Stato. Ok, ragionevole, corretto, ma noi sappiamo che quando si parla di aiuti di Stato lo spazio fiscale non è lo stesso per tutti”. E quindi la proposta che fa scopa con l’asso nella manica, anzi nel Dfp di Giorgetti: “Bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengono conteggiate. Per esempio come si fa con il Safe sulle spese di difesa”. E quindi Meloni “pizzica” la Ue là dove fa più male, ossia sulla sua completa incapacità di comprendere i momenti e di scegliere i tempi giusti per agire: “Penso che sarebbe un errore, l’ho già detto in passato, se noi credessimo di dover seriamente affrontare queste questioni solo quando siamo arrivati oltre, come è accaduto in passato perché quando ci si muove troppo tardi il prezzo che si paga è più alto e quindi secondo me bisogna ragionare con maggiore apertura, efficacia ed efficienza e questo riguarda il tema del patto di stabilità, della sospensione”. Meloni (e Giorgetti) ci riproveranno.


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