L’ipocrisia della sinistra sul 25 aprile
Il 25 aprile celebra la Liberazione dal nazifascismo, ma da tempo è divenuta ostaggio di una parte politica che lo usa per demonizzare l’avversario, negando la pluralità della Resistenza, cancellando, ad esempio, l’apporto dei militari e dei monarchici dalla storia della resistenza.
Gli antifascisti immaginari, dei quali parla Antonio Padellaro nel suo omonimo libro, accusano Giorgia Meloni di essere nostalgica, per poi contestarne la presenza alle celebrazioni con strumentali polemiche a fini elettorali.
Questa doppiezza impedisce a monte la creazione di un’identità nazionale condivisa. Chi vive demonizzando il proprio avversario è il primo a non volerla.
Bisogna avere un nemico contro il quale mobilitare la base. La coscienza nazionale fondata su valori condivisi implica la pacificazione. Non conviene a chi vive fomentando la discordia.
La storia viene messa da parte e riscritta come una narrazione di parte.
La Resistenza incluse anime cattoliche, liberali, azioniste e persino monarchiche, oltre all’elemento comunista e socialista. Per non parlare dei tanti militari, totalmente rimossi. Negarle significa riscrivere la storia per fini ideologici.
Tutto questo perché l’elemento comunista ha sempre voluto egemonizzare in maniera esclusiva la resistenza.
La storia va letta con obiettività, non come propaganda di parte. Esiste un preciso dovere storiografico al quale hanno ottemperato ad esempio De Felice o Pansa.
Come si può essere rigidi sul fascismo defunto di oggi quando allora l’amnistia Togliatti ricondusse alla vita civile milioni di fascisti.
Oggi basta che uno studioso si discosti dalla narrazione dominante che viene messo all’indice. Documentare non è giustificare, ma riconciliare superando odi, come fecero Pertini o Ciampi.
Il 25 aprile è stato gestito per troppi anni con concezione proprietaria dalla sinistra.
L’elemento culturale egemonico, che demonizza l’avversario con etichette anacronistiche, blocca sul nascere qualunque memoria condivisa.
Per una memoria collettiva, bisogna abbandonare prima la strumentalizzazione.
Il 25 aprile dovrebbe evocare libertà per tutti, non vendette. Come Lincoln ammonì al termine della guerra civile sull’inutilità delle vendette.
L’Italia di oggi necessità di pace, non di ulteriori divisioni.
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