L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

La bufera è passata, ma in Forza Italia resta una certa agitazione

di Giuseppe Ariola -


Sebbene le acque in Forza Italia si siano calmate dopo l’aria di bufera che ha soffiato l’ultimo mese, lo stato di agitazione tra gli azzurri è tutt’altro che rientrato. Archiviata la pratica del cambio dei capigruppo di Camera e Senato con il sacrificio di Maurizio Gasparri e Paolo Barelli a favore, rispettivamente, di Stefania Craxi a Palazzo Madama e di Enrico Costa a Montecitorio, la partita si è spostata dai gruppi parlamentari al partito. Anche perché Antonio Tajani ha incassato l’approdo del fedelissimo Barelli al governo come sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento ed è, tutto sommato, riuscito a contenere i danni per quanto riguarda i nuovi assetti dei gruppi. Se questo capitolo sembra, dunque, chiuso, resta però aperto quello relativo al futuro. Supportati – ma anche invogliati – dagli eredi del fondatore di Forza Italia, gli azzurri sono adesso impegnati a dare nuova linfa al partito.

Il tentativo di rilanciare il partito

Il tentativo è quello di tornare alla visione profondamente liberale con al centro il tema dei diritti che rappresenta le fondamenta di Forza Italia. Ed è probabilmente proprio in questa chiave che si inserisce la lettera che Stefania Craxi ed Enrico Costa hanno inviato al ministro Nordio per incoraggiarlo a proseguire sulla strada riforme. Ad archiviare, quindi, definitivamente la tragica parentesi referendaria e ad andare avanti sulla strada di misure che rafforzino le garanzie per i cittadini. Al contempo, si vuole traghettare il partito fuori da logiche e schemi che non gli sono mai appartenuti. A partire da quelle che legano la dirigenza a iter congressuali dove i giochi si decidono sulle tessere. Una dinamica impensabile ai tempi di Silvio Berlusconi ma che si è rivelata utile al momento della sua successione.

L’intervento dei fratelli Berlusconi

Di certo però tutto si vuole fuorché che queste dinamiche diventino invasive trasformandosi in una gabbia per un movimento che nella gestione delle cariche interne ha tutte altre tradizioni. Non desta dunque meraviglia che si sia tornato a parlare del ‘partito azienda’, uno schema molto più fluido e snello. Ecco quindi che il tema dei congressi, da quelli locali a quello nazionale, della veste da dargli e delle tempistiche della loro celebrazione è tornato centrale dopo che Marina e Pier Silvio Berlusconi hanno fatto capolino sulla scena di un partito del quale economicamente garantiscono l’esistenza. Nessun confronto muscolare, tanto più se basato sul tesseramento, nessuno strenuo tentativo di difendere rendite di posizioni con l’obiettivo di blindare a proprio piacimento le liste alle prossime elezioni. È questo l’obiettivo a cui si lavora. Anche attraverso il commissariamento di quelle regioni dove le cose proprio non girano.

L’agitazione in Forza Italia resta strisciante

In un processo che, quindi, passa per il rinvio o, almeno, per una ridefinizione dei canoni dei congressi. Bene un luogo di aperto confronto che dia anche l’occasione di sponsorizzare il partito, ma no a bracci di ferro finalizzati ad assumere o mantenere il controllo dell’intera macchina. In sostanza, una linea per un rilancio che passa necessariamente anche da un rinnovamento. In questo contesto, è la voce che circola, sarebbe maturata anche l’ipotesi di spingere, in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni, per avere Antonio Tajani sullo scranno più alto di Palazzo Madama. Una posizione suggestiva per chi ha l’ambizione di giocarsi la patria per il Colle che risolverebbe anche il problema della guida del partito. L’alto incarico istituzionale, super partes per eccellenza, non è infatti compatibile con quello di segretario nazionale di un movimento politico.


Torna alle notizie in home