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Economia

“Pago l’IMU, voglio votare il sindaco!”

di Redazione -


di MARCO CUPPOLETTI

Sul fronte delle riforme istituzionali, una volta archiviato il referendum sulla riforma della giustizia, il dibattito politico si va ora concentrando sulla modifica della legge elettorale che il Governo in carica vorrebbe attuare.

Premierato a parte, anche le elezioni amministrative meriterebbero una modifica nella parte che riguarda l’elezione dei sindaci prevedendo un allargamento dell’elettorato con il voto dei non residenti proprietari di seconde case, che contribuiscono in modo sostanziale alle economie dei comuni attraverso il pagamento dell’IMU seconda casa.

È ormai un fatto acclarato il fenomeno del progressivo e irreversibile spopolamento dei piccoli comuni, specie quelli a vocazione turistica stagionale. Questo si traduce in una riduzione della base elettorale per l’elezione del sindaco che non può davvero dirsi rappresentativo di tutti coloro i quali concorrono al sostegno economico del comune quando a votare rimangono in quattro gatti.

Molto si potrebbe fare dal punto di vista politico, come ad esempio l’applicazione di una aliquota fiscale inferiore all’attuale per i pensionati che scelgono di risiedere nei borghi abbandonati e per le giovani coppie che decidono di risiedervi, ma in ogni caso la legge elettorale per le elezioni del sindaco ha necessità di una modernizzazione di fronte a questo fenomeno. Va data voce elettorale a chi investe in un dato luogo pur non essendo residente.

L’IMU sulla seconda casa è una tassa odiosa, una gabella che annualmente si paga ad un comune ove non si è residenti senza goderne i servizi. È una patrimoniale su un bene che ha già pagato tutte le imposte previste all’atto dell’acquisto o della costruzione; una patrimoniale ben vista in certi ambienti politici che considerano chi ha la seconda casa un ricco possidente ed è giusto che paghi, così come è anche evidente che nessuna forza politica potrà abolire l’IMU sulla seconda casa stante il grado di indebitamento nel quale versano moltissimi comuni. Proprio per questo allora appare chiaro il diritto di votare per scegliere chi dovrà amministrare quelle risorse economiche provenienti dall’IMU delle seconde case.

Di cosa ha bisogno una persona per essere definito cittadino di un luogo? Soltanto di un certificato di residenza? Oppure è importante anche essere legati a quel dato luogo da affetti, ricordi familiari, il ricordo delle estati passate in vacanza quando si era bambini, aver voglia di partecipare attivamente alle iniziative locali, aver investito denari per acquistare una casa o per ristrutturare la casa dei genitori e nonni, continuare a pagare le tasse su quella proprietà e quindi desiderare il meglio per quel territorio perché magari ci andremo quale “buen retiro” una volta in pensione?

Se questi valori sono importanti allora non si capisce perché non si possa votare il sindaco ed il suo programma di amministrazione cittadina che riteniamo tuteli al meglio il nostro patrimonio anche se non residenti stabilmente.

In Italia, come testimonia un rapporto Censis del 2022, ci sono circa 32 milioni di case di proprietà e circa 5,5 milioni di seconde case. Un patrimonio questo, dislocato negli oltre 8.000 comuni italiani. Perché questi proprietari non debbono poter scegliere l’amministratore del comune e il consiglio comunale dove si ha un patrimonio immobiliare?

Del resto i consigli comunali ed i sindaci non si occupano esclusivamente di questioni amministrative ma anche di scelte politiche basilari come quelle di carattere ambientalistico e sociale. Queste scelte possono avere riflessi sul valore patrimoniale delle unità immobiliari presenti in un dato comune quando, ad esempio, si accolgono aziende potenzialmente inquinanti, oppure quando l’amministrazione comunale dimostra di essere particolarmente tollerante con chi infrange l’ordine pubblico e deturpa il decoro urbano. Con il voto consentito ai soli residenti, potrebbe addirittura verificarsi il paradosso che le scelte più impattanti e dannose possano interessare zone dove insistono maggiormente le case dei non residenti, i quali però contribuiscono alla maggior parte delle risorse economiche comunali.

Queste sono le ragioni dei cittadini che si stanno movimentando al grido di “Pago l’IMU, voglio votare il sindaco!”. Si spera che le forze politiche comprendano il sentimento degli oltre cinque milioni di italiani proprietari di seconde case.

Intanto, per portare avanti questa richiesta di modifica alla legge elettorale, è stato recentemente costituito il Comitato promotore “Pago l’IMU, voglio votare il sindaco!” che è presente sui social con l’omonimo gruppo Facebook, al quale ci si può iscrivere per partecipare e ricevere informazioni.


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