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Sociale

Il Papa incontra l’arcivescova Mullally

di Andrea Canali -


Si può ritenere fondamentale per il futuro della Chiesa il dialogo ecumenico sempre attivo, proficuo e sicuramente di buon auspicio per l’unità dei cristiani, tematica tanto cara e importante per l’attuale Pontefice, ma anche per la situazione internazionale che stiamo vivendo dove l’unità e la pace sono fondamentali per l’intera umanità. Quindi nel solco di tale confronto e con l’obiettivo di collaborazione il Santo Padre ha ricevuto il 28 aprile scorso in Vaticano, Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury e prima donna nella storia, a ricoprire il ruolo di 106esimo primate della Chiesa anglicana.

Al centro dell’incontro il dialogo, la collaborazione e l’impegno comune di fronte alle crisi del mondo contemporanee. Pertanto, al centro del suo intervento, Prevost ha ripreso le parole del suo predecessore Francesco dicendo: “Sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non soddisfacessimo la nostra vocazione comune di far conoscere Cristo”. Il Papa ha inoltre aggiunto: “Da parte mia, aggiungo che sarebbe anche uno scandalo se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto possano sembrare irrisolvibili”. In risposta al Pontefice la Primate anglicana afferma: “Violenza disumana, uniti per ponti non muri”. Inoltre nel suo primo incontro in Vaticano con Papa Leone, Sarah Mullally ha sottolineato la necessità di una collaborazione concreta. In tale direzione ha dichiarato: “Nel mondo di oggi, siamo chiamati a vivere e predicare il Vangelo con rinnovata chiarezza. Di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali”,dobbiamo lavorare insieme per il bene comune, costruendo sempre ponti, mai muri” e avendo a mente che “i più poveri tra noi sono i più vicini al cuore di Dio”. “Lei ha parlato con forza delle molte ingiustizie del mondo di oggi, ma ha parlato con ancora maggiore forza di speranza”, Quindi colei che fu il capo delle infermiere inglesi oggi arcivescova di Canterbury ha dunque affermato. “Da me ogni sforzo nel cammino verso l’unità”.

Dopo l’incontro privato, la presentazione delle delegazioni e lo scambio di doni, Mullally ha pregato con il Papa nella Cappella di Urbano VIII. “Nel nostro cammino ecumenico, credo che lo Spirito Santo ci inviti a una pratica più profonda dell’ospitalità, non semplicemente come forma di benvenuto, ma come forma di ministero: la disponibilità a fare spazio gli uni agli altri, in quanto creati a immagine di Dio e chiamati a crescere sempre più a sua somiglianza”, ha detto Mullally nel discorso che ha rivolto direttamente a papa Leone. “Già ora riceviamo gli uni dagli altri doni che non possiamo generare da soli: profondità nella preghiera, coraggio nella testimonianza, perseveranza nella sofferenza e fedeltà nel servizio. In questi, la nostra comune testimonianza si rafforza”, ha poi anche voluto sottolineare: “Sono grata di poterci unire in preghiera questa mattina”.

E ancora: “Negli anni a venire, rimarrò unita a voi nella preghiera: preghiera per la pace nel nostro mondo; preghiera per la giustizia e preghiera affinché ogni persona possa scoprire la pienezza della vita che Dio offre”, ha assicurato la “sorella in Cristo”, Mullally”. “Sono anche consapevole di quanto” il Re Carlo “abbia apprezzato la sua recente visita, in particolare la preghiera condivisa e lo spirito di fraternità che l’hanno caratterizzata”. “Le assicuro una calorosa accoglienza da parte della Chiesa d’Inghilterra qualora onorasse il Regno Unito con una visita.

Con gratitudine per il suo ministero come Vescovo di Roma e per la generosa accoglienza odierna, Le assicuro le mie preghiere mentre camminiamo insieme verso quell’unità che è la volontà del nostro Signore”, ha concluso nel suo coinvolgente e avvolgente discorso. Insomma nella storia gli inglesi prima di fare la scissione con la religione cattolica protestando e fondare la religione anglicana erano stati i difensori della fede. Basti ricordare che il loro motto è proprio “Dio è il mio diritto”. Potremmo aggiungere quanto ce ne sarebbe bisogno oggi, nel mondo.  


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