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Economia

Dazi Usa: cosa cambia per l’export

Non si applicano più soltanto al valore del metallo contenuto nel prodotto, ma all’intero valore del bene esportato

di Giorgio Brescia -


Il nuovo sistema dei dazi negli Usa sta cambiando in modo profondo le regole dell’export delle imprese italiane circa i prodotti contenenti acciaio, alluminio o rame.

Export verso Usa: cosa cambia

Con l’entrata in vigore delle nuove misure tariffarie lo scorso 6 aprile, il mercato americano ha introdotto un meccanismo che non si limita a modificare le aliquote, ma riscrive di fatto il modo in cui vengono calcolati i costi doganali lungo tutta la filiera export.

La novità più rilevante riguarda proprio il metodo di calcolo. I dazi Usa non si applicano più soltanto al valore del metallo contenuto nel prodotto, ma all’intero valore del bene esportato. Questo cambiamento, apparentemente tecnico, ha un impatto immediato sui margini delle imprese e sulla competitività del Made in Italy industriale negli Stati Uniti, uno dei mercati più strategici per l’export europeo.

Secondo ExportUSA, società specializzata nel supporto alle imprese italiane sul mercato americano, un nuovo assetto tariffario formalmente più semplice ma economicamente molto più incisivo. Le nuove aliquote previste dalla Section 232 arrivano fino al 50% per prodotti ad alta intensità di metallo. E si attestano al 25% per beni con componenti metalliche significative. Poi prevedono un 15% per alcune categorie di macchinari e apparecchiature industriali fino al 2027. In parallelo, riduzioni e esenzioni per prodotti con una bassa incidenza di metalli o con materiali di origine statunitense.

L’effetto sulle imprese

Dietro questa struttura apparentemente ordinata, si nasconde però un effetto diretto sulle imprese: aumento dei costi, necessità di rinegoziare i contratti e revisione delle strategie commerciali verso il mercato USA. Come evidenziato da Lucio Miranda, presidente di ExportUSA, l’impatto reale soprattutto nei prodotti trasformati con il matallo sola parte di una filiera produttiva complessa.

Il quadro complessivo resta in evoluzione e introduce un elemento di incertezza strutturale per gli esportatori italiani. Più che una semplice modifica tariffaria, si tratta di un cambiamento che può ridisegnare gli equilibri competitivi tra Europa e Stati Uniti nei prossimi anni.


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