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Economia

La guerra costa 27 miliardi ma l’Europa non cambia passo

Il nuovo quadro sugli aiuti di Stato mentre Tajani adesso evoca il Mes

di Giovanni Vasso -


L’Europa, a causa della guerra in Medioriente, ha speso più degli Stati Uniti d’America. È, ovviamente, un’iperbole. Ma il prezzo da pagare, per il Vecchio Continente, non è meno salato di quello già pagato dagli americani. “Mezzo miliardo di euro al giorno”, ha detto all’Eurocamera Ursula von der Leyen, mostrando il conto salato da 27 miliardi di euro “senza una sola molecola aggiuntiva di energia”. A Washington, invece, i costi della guerra sono (già) pari a 25 miliardi di dollari. Per lo più in munizioni (leggi missili, razzi e bombe), soldi a cui secondo il revisore dei conti al Pentagono Jules Hurst, andrebbero aggiunti quelli che serviranno per riparare le basi e le infrastrutture danneggiate. È ovvio che si tratta di un paragone che regge solo in termini di cifre. E che restituisce la dimensione di un problema che è diventato (davvero) epocale.

La guerra dell’Europa (a suon di burocrazia)

La situazione è quella che è, la guerra è incerta, l’Europa si prepara ad affrontarla con l’ennesimo quadro sugli Aiuti di Stato. E un nuovo regolamento sugli Ets. Ci salverà la burocrazia. La Commissione ormai s’è affezionata alla (non) strategia di inseguire gli eventi. Li ha inseguiti con il Covid, e va bene. È successo, ancora, con l’Ucraina. Accadrà di nuovo con l’Iran. Le parole d’ordine sono confermate: aiuti mirati, temporanei. A settori già specificamente individuati dal momento che, secondo gli eurocrati brussellesi, la crisi incide solo su alcuni comparti quali agricoltura, pesca, trasporti e industrie. Hai detto niente. L’Ue ritiene che la buriana si possa affrontare demandando agli Stati la possibilità di sostenere fino al 70% dei “sovrapprezzi” affrontati da imprese agricole e dei trasporti per l’acquisto di carburanti e fertilizzanti. Bontà sua, Bruxelles concede ai singoli Paesi di stabilire a quanto ammonti la differenza. Che, però, va ancorata a parametri verificabili: prezzo di mercato e prezzo storico di riferimento. Non si potranno concedere più di 50mila euro a beneficiario.

Gli aiuti di Stato per l’industria: “Faremo presto”

Per l’industria energivora, invece, “l’intensità di aiuto” (sic!) potrà passare dal 50% fino al 70% per il costo dell’energia elettrica, coprendo fino al 50% del consumo totale del beneficiario. Chiaramente, tutti gli aiuti dovranno passare al vaglio di Berlaymont che, però, assicura: i controlli saranno rapidi. Chissà. La linea ufficiale è e rimane quella della transizione verde. E la ribadisce la vicepresidente Teresa Ribera parlando, proprio, delle proposte italiane sul tavolo. “Il governo italiano ha presentato una proposta – ha detto – che è tuttora in fase di discussione. Credo sia importante capire come il governo italiano possa aiutare le proprie industrie attraverso la compensazione indiretta dei costi già previsti dal sistema Ets, con le linee guida specifiche recentemente aggiornate”. L’Ets2 è passato pure all’Europarlamento. Propone il (solito) accrocchio che dà un colpo al cerchio (quello della necessità di calmare un mercato impazzito che lucra sulle emissioni) e un altro alla botte (del green ideologico, va da sé).

“Non vogliamo aumentare il consumo di gas”

“Se qualcuno fosse intenzionato ad andare oltre – ha aggiunto – potremmo essere disponibili a fornire assistenza e garantire che qualsiasi schema specifico venga proposto sia conforme alle regole e ai principi comuni che abbiamo introdotto in questo contesto. E, ovviamente – ha sottolineato infine – non vogliamo aumentare il consumo di gas”, ha concluso Ribera. Epperò è successo, intanto, che Politico abbia rivelato l’inosabile: a giugno (campa cavallo…) si discuterà se alzare o meno le quote di emissioni accordabili alle società energetiche. L’idea che pare ispirare il lavoro della Commissione è quella di prendere tempo. Nella speranza che si arrivi, finalmente, alla quadra e magari si torni alla pace in Medio Oriente e alla riapertura di Hormuz, possibilmente senza pedaggi: né in dollari, né in crypto e nemmeno in yuan. Chissà se la guerra finirà e per l’Europa tornerà tutto come prima.

Salvini contro il Patto, Tajani evoca il Mes

Intanto, in Italia, il dibattito divide e polarizza pure la maggioranza. Riproponendo l’ormai solito schema. Salvini che spinge a destra, annunciando di essere pronto a tutto, pure a disobbedire e a rompere da solo il Patto di Stabilità. Tajani che tiene il centro affermando che i patti vanno rispettati, che stracciare il Patto è una “mission impossible” e che c’è sempre il Mes (e i suoi 400 miliardi di dotazione) a cui poter attingere. Proposta, questa, che è come la criptonite non solo per la Lega ma pure per Fratelli d’Italia e mezzo campo largo. La guerra, dalle sedi istituzionali dell’Europa, rischia di spostarsi anche nell’emiciclo italiano.


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