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Esteri

La strategia Usa sta facendo irrigidire l’Iran. Scontro Trump-Merz

Il Potus minaccia ancora Teheran e se la prende pure con il cancelliere

di Ernesto Ferrante -


Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe messo a punto un piano per un’ondata di attacchibreve e potente” contro l’Iran nella speranza di sbloccare con le bombe lo stallo dei negoziati. Dopo i raid che includerebbero obiettivi infrastrutturali, gli Usa riprenderebbero le pressioni sulle autorità della Repubblica islamica per indurle a tornare al tavolo delle trattative con maggiore flessibilità. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che intende mantenere il blocco navale fino a quando Teheran non accetterà un accordo sul programma nucleare. In un’intervista telefonica di 15 minuti ad Axios, il capo della Casa Bianca ha sottolineato che tale misura è “in qualche modo più efficace dei bombardamenti”.

Ghalibaf svela la strategia di Trump

Il “diplomatico” Mohammad Baqer Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha accusato Trump di voler piegare il suo Paese attraverso “pressioni economiche” e “divisioni” interne. In un messaggio audio, citato dall’agenzia Tasnim, ha delineato quella che ha definito la nuova fase della strategia dei “nemici”. Secondo il presidente del Majlis, dopo il fallimento dei tentativi di destabilizzazione politica e militare, Washington avrebbe cambiato approccio puntando su “leve” di tipo economico. Ghalibaf ha indicato come risposta più efficace la “coesione” e l’unità nazionale, facendo notare che “ogni divisione interna è in linea con il piano del nemico”. Il presidente del Parlamento ha infine assicurato che le autorità politiche e militari agiscono in pieno coordinamento sotto la guida della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.

L’Iran si prepara alla ripresa delle ostilità

L’ala militare è pronta a reagire. “Se gli Stati Uniti dovessero commettere un altro errore di valutazione e attaccare la Repubblica Islamica dell’Iran, la Marina dei Guardiani della Rivoluzione metterà in campo le sue nuove carte, anche nella localizzazione intelligente dei bersagli, e ridurrà in cenere le gigantesche navi da guerra del regime criminale con il fuoco della sua ira, mettendole fuori uso”, ha avvertito il vice comandante per gli Affari politici dei Pasdaran, Mohammad Akbarzadeh, in un discorso pronunciato a Minab, teatro lo scorso 28 febbraio di un bombardamento su una scuola costato la vita ad almeno 165 persone, in gran parte studentesse.

Botta e risposta tra il tycoon e Merz

Il tycoon continua a collezionare uscite discutibili. Ha attaccato violentemente il cancelliere tedesco Friedrich Merz, asserendo sul suo Truth Social che “non sa di cosa parla”. Poche ore prima, il leader tedesco aveva sostenuto che “gli americani (non avevano) visibilmente alcuna strategia” in Iran e che Teheran avesse “umiliato” la prima potenza mondiale. Merz ha evidenziato le sofferenze della Germania e dell’Europa dovute alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

L’ambasciata iraniana ricorda Enrico Mattei

In un post pubblicato ieri su X, l’ambasciata dell’Iran a Roma ha celebrato l’anniversario della nascita di Enrico Mattei, definito “un uomo che insegnò che le civiltà crescono ‘costruendo ponti’”. “L’ingresso dell’Eni in Iran nel 1957, si legge ancora, portò alla rottura del monopolio delle ‘Sette Sorelle’ (le multinazionali del petrolio). Oggi, più che mai, c’è bisogno della visione di Mattei: dare priorità agli interessi del popolo invece che al dominio delle multinazionali”.

I negoziati sul Libano

Il presidente libanese Joseph Aoun ha fatto sapere di essere in attesa che gli Stati Uniti fissino una data per l’inizio dei negoziati con Israele. L’accordo tra Tel Aviv e Beirut non conterrà garanzie da parte americana di uno stop al fuoco israeliano in territorio libanese. A riferirlo è il quotidiano libanese Al-Akhbar, citando fonti egiziane. Questo perché lo Stato ebraico “si riserva il diritto di auto-difendersi” dalle azioni militari di Hezbollah.

Quasi un quarto della popolazione libanese, 1,24 milioni di persone, rischia di soffrire la fame a causa del conflitto innescato dall’aggressione israelo-americana all’Iran. Il dato è emerso da uno studio pubblicato ieri e realizzato congiuntamente dalla Fao, dal Programma alimentare mondiale (Pam) e dal ministero dell’Agricoltura libanese. La situazione della sicurezza alimentare in Libano rimane molto precaria, e, in assenza di assistenza umanitaria o di miglioramenti economici e di sicurezza, potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi.


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