L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Non c’è pace per il petrolio: brent vola a 126 dollari

Le voci sulla possibilità di nuove operazioni militari Usa in Iran scatenano la speculazione

di Maria Graziosi -


Non c’è pace per il petrolio e il prezzo del barile torna a salire: il brent tocca i 126 dollari al barile. Ma continua a crescere senza sosta pure la rivalutazione del Wti che sfiora adesso i 110 dollari. Le quotazioni hanno subito una brusca impennata quando è diventata notizia di pubblico dominio quella dell’incontro di Donald Trump al Pentagono per pianificare eventuali nuove azioni militari in Iran. E sui mercati, le quotazioni dei futures sono impennate.

Venti di guerra, il brent vola a 126 dollari al barile

In Asia s’è toccato il punto di non ritorno. La quotazione del barile di brent, difatti, ha sfondato quota 126 dollari. È arrivata, infatti, fino a 126,41 dollari sui futures di giugno. Dopo il boom c’è stato un normale rimbalzo all’indietro. Che, però, non ha sgonfiato del tutto il costo della materia prima energetica per eccellenza. Il barile di petrolio sul listino di riferimento per quello che arriva dal mare del Nord s’è stabilizzato poco sopra i 123 dollari. Ciò mentre il Wti sfiorava la valutazione di 110 dollari.

A che punto è la notte dell’energia

Non è una buona notizia, per nessuno. Col brent a 126 dollari al barile, la grande paura di una stretta energetica internazionale, accompagnata dall’insorgere di una potenziale inflazione, inizia davvero a togliere il sonno. Se la pace non arriva presto occorrerà rassegnarsi al destino di stagflazione. Per tutti ma, più di tutti, sull’Europa. Che paga il prezzo più salato di tutti della guerra in Medio Oriente e dei torbidi che interessano lo stretto di Hormuz.


Torna alle notizie in home